

CIVITA CASTELLANA – (b.b.) A ritrovare nel cassetto del tavolo del salone una Beretta 675 sarebbe stata una delle donne che per mesi avrebbe costretto a prostituirsi insieme alla sorella. Così, sporta la denuncia ai carabinieri per quel ritrovamento inatteso, avrebbe fatto smascherare anche un presunto giro di sfruttamento della prostituzione.
Ragazze giovanissime, a volte anche minorenni, che l’uomo, originario della Romania ma da anni residente a Civita Castellana, avrebbe fatto arrivare in Italia con dei documenti falsi. Ora è a processo di fronte al collegio del tribunale viterbese presieduto dal giudice Silvia Mattei.
''La donna che ha sporto denuncia dopo il ritrovamento in casa di quella pistola, ci ha permesso di ricostruire dei furti avvenuti nel 2011 a Rignano Flaminio dove, all’interno della casa di un generale dell’esercito ormai in pensione, erano state portate via delle armi''.
Tra tutte, anche quella Beretta 675 ritrovata nella casa in cui M.G. viveva insieme alla donna e ad un suo connazionale.
''Quando abbiamo raccolto la denuncia della donna – ha proseguito il luogotenente chiamato in aula come testimone - siamo stati informati anche sull’attività che svolgeva in Italia: si prostituiva assieme ad un altro gruppo di giovani''.
Da qui il via alle indagini e alle intercettazioni sull’utenza dell’imputato. ''Le telefonate hanno portato alla luce una serie di circostanze fino a quel momento sconosciute – ha spiegato il militare – M.G. gestiva un fitto giro di prostituzione e aveva contatti con delle persone in Romania affinché gli indicassero nuove ragazze da far arrivare in Italia''.
Ma non solo. Per le più giovani, in alcuni casi minorenni, avrebbe anche creato ad hoc dei documenti falsi per non avere problemi ai controlli. E la casa in cui alloggiava a Civita Castellana sarebbe stata occupata abusivamente.
Alla prossima udienza di inizio marzo verrà sentita la donna e i primi testi della difesa.