

di Roberto Pomi
VITERBO – In attesa del voto di domenica per il quesito referendario sulle trivellazioni entro le 12 miglia marittime siamo andati a scandagliare come si comporteranno alcuni dei principali politici viterbesi. I seggi saranno aperti dalle 7 alle 23 e la vera incognita è rappresentata dal raggiungimento del quorum. Abbiamo ''disturbato'' un po' tutti; dai parlamentari ai consiglieri regionali, passando naturalmente per i consiglieri del comune capoluogo. E' venuto fuori un quadro che somiglia a un Pollock, con gente di partiti diversi dalla stessa parte e uomini della stesso partito divisi. Ognuno con la sua sfumatura.
Giuseppe Fioroni non si recherà al seggio elettorale. Lo raggiungiamo al telefono mentre è in macchina e ci spiega la propria decisione come gesto di coerenza verso la linea decisa dal suo partito, il Pd. Entra anche nel tecnico, nei dettagli di questo referendum, dimostrandone perizia. In sostanza però la cosa che gli preme sottolineare è la conformità alla linea decisa in casa dem, quella dell'astensione appunto. Di diversa polarità il senatore democratico Ugo Sposetti: ''Vado a votare'', è la risposta secca. Quando cerchiamo di saperne di più sulla propensione al sì o al no non si sbottona: ''Non credo sia rilevante per il pubblico''. Però si apre di più su un altro fronte, quello della critica interna al partito: ''Nessuno di quelli che predicano l'astensione mi ha convinto e quindi vado a votare''.
Ancora aria di Parlamento e il telefono che scotta è quello di Alessandro Mazzoli, anche lui ascrivibile alla categoria degli allineati alla linea renziana. Tra l'altro conosce molto bene l'argomento, facendo parte della commissione Ambiente della Camera. Per il sì il pentastellato Massimiliano Bernini, che non solo racconta cosa farà lui ma rilancia: ''Voterò un convinto sì e chiedo a tutti di andare a votare. Non possiamo accettare che questo governo faccia l'ennesimo regalo ai petrolieri''.
Altra chiamata in direzione Roma, dove all'altro capo della cornetta c'è il consigliere regionale Enrico Panunzi. Anche lui è dello stesso avviso di Sposetti: ''Vado a votare, è un dovere istituzionale''. Sul come confessa di fare i conti con la grande confusione esistente: ''C'è stata scarsa informazione e troppa propaganda. Questo è un problema serio che rischia di falsare la scelta democratica''.
Sempre sul fronte della Regione Lazio bussiamo al telefono del consigliere regionale di Cuori Italiani Daniele Sabatini, alle prese con il difficile esercizio di non politicizzare il voto. ''Sto valutando da cittadino – ci confessa -. In verità nessuno dei due fronti mi ha convinto. Comprendo le ragioni del sì, soprattutto il sostegno a una prospettiva di sviluppo energetico che sappia andare oltre i combustibili fossili, ma su alcuni punti sono deboli. Non è semplice''.
E' il turno di Leonardo Michelini, che ci mette del suo e ci racconta di quando è salito davvero su una piattaforma petrolifera. Di acqua ne è passata sotto le trivelle ma ancora è viva in lui la suggestione del capitale necessario per realizzare impianti di quel tipo. Michelini andrà al seggio e imbucherà la scheda elettorale nel rettangolo del no. ''Reputo assurdo che si possano lasciare giacimenti a metà dopo aver fatto ingenti investimenti'', questa la sua motivazione.
Da un primo cittadino a un ex del mestiere: Giulio Marini. Sullo specifico tema referendario c'è intesa con Michelini, profumo d'intesa? Di fatto anche Marini barrerà il no. Motivo? ''Per non farci prendere in giro, per dire no all'ipocrisia italiana''. Poi la spiega anche meglio: ''Si chiede alle persone di decidere se chiudere o meno i pozzi e poi non c'è un piano energetico nazionale capace di tracciare una strada di superamento delle energie fossili''.
Dall'altra parte della barricata Luigi Buzzi di Fratelli d'Italia. Per lui, che voterà sì, a predominare è ''la ragione di partito''. ''Quelli che sono contrapposti al mio partito invitano a non votare e quindi andrò'', non fa una piega. Poi aggiunge un rafforzativo: ''In realtà mi hanno maggiormente convinto le ragioni del sì''.
Andrà invece a farsi un giro Maurizio Tofani, esponente di Oltre le Mura. Reputa la questione troppo tecnica per farla passare attraverso un quesito referendario. Una certezza ce l'ha anche Alvaro Ricci: ''Sicuramente non voterò sì. Mi recherò, credo, comunque a votare. Sto cercando di farmi un'opinione il più vera possibile ma c'è grande confusione'', riassume così la propria idea. Sempre in zona giunta Giacomo Barelli non andrà a votare.