

La tavola di Pasqua è un sincero omaggio alla tradizione gastronomica territoriale. Sapori forti delle campagne e gustose raffinatezze locali, si sposano in un connubio gastronomico ricco di particolarità, impreziosito da numerose preparazioni culinarie.
Il giorno di Pasqua, si comincia a mangiare dalla colazione, ricca e abbondante.
Nata per celebrare la fine dei quaranta giorni di Quaresima , come accade in molte altre regioni, la colazione prevede molti cibi dal significato simbolico: colomba, uova sode, corallina (il tipico salame a grana grossa), torta al formaggio, pizza sbattuta,
frittata con i carciofi. Nella Tuscia Viterbese, la Pizza di Pasqua viene realizzata in due versioni, dolce o al formaggio, entrambe con la caratteristica forma a fungo. La prima, dolce, si distingue per una forte nota di cannella. La seconda, quella al formaggio, conserva il sapore marcato del pecorino. Molte famiglie preparano anche diversi tipi di torte salate ripiene di verdure, o la tipica torta pasqualina, che di solito è fatta con carciofi e uova.
Soprattutto in passato, la colazione prevedeva anche la coratella con i carciofi.
E questo è solo l’inizio! Infatti, senza praticamente smettere di mangiare, ci si ritrova seduti a tavola per il Pranzo, che certo non è più leggero della colazione!
Il simbolo del pranzo laziale è l’abbacchio, che da secoli campeggia sulle tavole regionali. Tradizionalmente, il termine “abbacchio” indica l’agnello giovane, lattante, pronto per la vendita, disponibile in tagli differenti: intero, mezzena, spalla e coscio, costolette, testa e coratella. Le sue carni, tenere e saporite, rivestono un ruolo di primo piano nella gastronomia territoriale, oramai da millenni. Un ruolo così importante, che il suo commercio, già particolarmente fiorente nella Roma Antica, nella Roma dei Papi era addirittura tutelato con leggi e decreti “ad hoc”.
La cucina regionale, nelle sue diverse sfaccettature, conosce oltre 100 modi per preparare l’abbacchio, ma i più gettonati restano sempre quelli tradizionali: alla Romana (al forno con patate, vino bianco e rosmarino), alla Cacciatora (cotto al tegame, con aceto, rosmarino, aglio e salvia) o a Scottadito (cucinato alla brace, tendenzialmente si utilizzano le sole costolette, condite con rosmarino, olio, pepe e limone). Dal 2009 l’abbacchio è tutelato dal marchio IGP. La denominazione Abbacchio Romano IGP caratterizza esclusivamente agnelli da latte allevati nei territori della regione Lazio, di massimo 8 kg di peso e con un’età compresa, all’atto della macellazione, tra i 28 e i 40 giorni.
E non possono mancare i dolci. Nella Tuscia Viterbese, la Pizza di Pasqua viene realizzata in due versioni, dolce o al formaggio, entrambe con la caratteristica forma a fungo. La prima, dolce, si distingue per una forte nota di cannella. La seconda, quella al formaggio, conserva il sapore marcato del pecorino.La “Pizza di Pasqua della Tuscia” è stata inclusa nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani, G.U. N° 136 del 14/06/2001 in base a D.L. N° 350 dell’8 settembre 1999.