ANNO 16 n° 275
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Travaglio fa il pieno
all'universitą
Ospite in aula magna per l'Officina della comunicazione

VITERBO – Tanta gente ad ascoltare Marco Travaglio. Studenti, soprattutto (visto che partecipare a questa serie d’incontri frutta dei bei crediti formativi). Hanno riempito l’aula magna dell’università della Tuscia, oggi appena dopo pranzo, per il terzo appuntamento con “Nell’officina di La Comunicazione”, l’iniziativa del Disucom organizzata dal professor Giovanni Fiorentino. Ospite, naturalmente, il vicedirettore del Fatto quotidiano, personaggio televisivo e perfomer. Titolo: “Caffeina...Marco Travaglio: Giornalismo e/è potere”. Ha aperto le danze il preside del Dipartimento Platania con un saluto, poi un breve saluto introduttivo del professor Fiorentino fino ad una breve ed informale prolusione di uno dei promotori di Caffeina Andrea Baffo. 

Travaglio parte dalla situazione politica attuale, soprattutto per quanto riguarda le recenti questioni elettorali e le vicende presidenziali, riferendosi all'età del presidente e ad un possibile scenario riguardante il suo stato di salute e lucidità - citando il caso di Segni (e forse esagerando un po’ con la parola “vegetale”, apparsa indelicata vista anche la presenza di tanti disabili in aula) al rapporto tra Presidente e Partiti sfociato nel celebre discorso di qualche giorno fa e proseguendo col suo celebre canone: l'eccessiva presenza dei 'soliti nomi', la presunta innecessità di un governo definitamente partitico citando l'esempio del Belgio, della 'necrosi dei partiti italiani', della presunta paralisi del giornalismo italiano di fronte a queste vicende. E qui appunto Travaglio ha parlato dello stato dell’arte del giornalismo, dai rapporti con le banche a quello con il Web.Immancabile la citazione a Montanelli, e il racconto sulla gestazione e nascita de Il Fatto quotidiano nonché i riferimenti alla presunta censura attuata dai media.

Un incontro tranquillo e più incentrato su questi soliti pochi temi, piuttosto che una lezione tecnica sul giornalismo come qualche studente o qualche addetto ai lavori si aspettava.




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