ANNO 16 n° 275
Trascinato nell'ultimo vagone del treno e picchiato da due fratelli
Il terzo avrebbe cercato di bloccarli, ma sono tutti a processo per rapina, sequestro di persona e lesioni. E ammettono: ''Avremmo continuato se non ci avessero fermati''

VIGNANELLO - Sarebbe stato trascinato con forza dal primo all'ultimo vagone del treno e lì, dopo un fallimentare tentativo di risolvere la questione a voce, sarebbe stato picchiato a sangue da due fratelli, che in aula ammettono: ''Se non ci avessero fermato, avremmo continuato''.

Calci, pugni e una botta in testa con una spranga di ferro per vendicare delle minacce che la vittima, un giovane di Corchiano, avrebbe mosso alla fidanzata di uno dei due fratelli, che ora, assieme al terzo, il minore, sono accusati di sequestro di persona, lesioni e rapina.

Il pestaggio sarebbe avvenuto il 4 novembre scorso sul treno tra le stazioni di Soriano nel Cimino e Vignanello: ''Mi sono venuti a prendere e con violenza mi hanno trascinato nell'ultimo vagone - ha spiegato ieri mattina ai giudici di Corte d'Assise la vittima - lì mi hanno iniziato a menare: ho sentito qualcosa rompersi contro la mia testa, non so cosa fosse, ma perdevo sangue. Mi hanno colpito più di una volta e non smettevano: prima un fratello, poi l'altro. Hanno anche staccato una sbarra di sicurezza dal finestrone della carrozza e me la hanno data in testa. Non ho reagito, sono rimasto immobile e ho tentato solo di chiudermi a riccio per non farmi fare ancora più male''.

Secondo quanto ricostruito dal ragazzo, che è stato refertato al pronto soccorso di Civita Castellana con una settimana di prognosi, i due fratelli lo avrebbero anche derubato dei soldi che aveva in tasca, del cellulare appena acquistato e una piccola quantità di hashish. Da qui l'accusa di rapina.

Arrestati dai carabinieri di Corchiano, i tre sono finiti agli arresti domiciliari. 

''Avevo saputo che questo ragazzo aveva minacciato la mia fidanzata - ha spiegato in aula uno degli imputati - così ho deciso di affrontarlo. Sono andato nel vagone dove era appena salito e l'ho convinto a seguirmi all'ultimo. Era titubante, ma poi è venuto con noi: arrivati al terzo vagone gli animi si sono subito scaldati e ho alzato le mani. L'ho picchiato a mani nude, però, non ho usato alcun tipo di arma. Né spranghe né altro. Per un mese ho avuto la mano gonfia e fasciata''. Testimonianza fotocopia anche per l'altro fratello, che avrebbe continuato il lavoro iniziato dal più grande: ''Abbiamo prima parlato, poi sono iniziati i pugni e le ginocchiate''.

A dividerli e a farli calmare ci avrebbe pensato il più piccolo dei tre fratelli: ''Ne allontanavo uno e arrivava l'altro - ha sottolineato in aula - poi sono riuscito a spingerli fuori dal vagone. Lo hanno picchiato e c'era sangue anche sul finestrino: avrebbero certamente continuato se non fossi intervenuto''.

Nessuno dei testimoni, però e neppure la vittima, ascoltata ieri in aula, avrebbe visto quest'ultimo alzare le mani: per lui è scattata la revoca della misura. Da ieri, dopo mesi, è tornato libero.

Si tornerà in aula il 14 ottobre per la discussione. 




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