ANNO 16 n° 275
Tra Fioroni, Gigli
e Sposetti siglato
patto dei broccoletti
La settimana politica vista
dal giornalista Arnaldo Sassi



Tra Fioroni, Gigli e Sposetti
siglato il patto dei broccoletti
di ARNALDO SASSI
Diceva mia nonna, donna che portava in sé la saggezza della contadina, che non è tutto oro quello che luccica. E aveva ragione da vendere. Soprattutto se andiamo ad analizzare quanto accaduto durante le recenti primarie del Pd svoltesi nella Tuscia alla vigilia di Capodanno. Nonostante i lodevoli sforzi del segretario provinciale Andrea Egidi nel magnificare il significato democratico della consultazione per far fronte a una legge elettorale liberticida, la verità vera – e qui forse non hanno tutti i torti Daniela Bizzarri e Lucia Catanesi, che hanno fatto sentire la loro voce – è che come al solito la decisione è stata presa dai plenipotenziari viterbesi del partito e le truppe cammellate – ovverosia gli iscritti che domenica 30 dicembre si sono recati alle urne – hanno eseguito diligentemente il compitino che era stato loro assegnato.
Insomma, per dirla nel modo più chiaro possibile, l’asse Sposetti-Fioroni ha funzionato alla grande, come meglio non avrebbe potuto. Il primo ha così risolto un problema che lo assillava dal 2010. Da quando cioè, con Alessandro Mazzoli non più presidente dell’amministrazione provinciale viterbese, lo aveva dovuto assumere alle dipendenze del Pd nazionale, per non farlo morire di inedia. Ora, con la prospettiva di un posto quasi sicuro a Montecitorio per il suo mai rinnegato delfino, il “baffo di ferro” viterbese potrà risparmiare un bel po’ di soldini e il buon Sandrino avrà finalmente un compenso degno delle sue capacità politiche e amministrative. E Fioroni? Chi lo conosce sa che l’uomo non fa niente per niente. E così, dopo aver ottenuto il lasciapassare per il fido Enrico Panunzi al consiglio regionale, il prode Cicciobello da Pianoscarano sta ora mettendo a punto la sua strategia d’assalto per palazzo dei Priori dove, stando alle indiscrezioni, dovrebbe avere mano libera. E così, al fianco di un Leonardo Michelini, sempre più proiettato verso la candidatura alla poltrona di sindaco, potrebbero sedere nel ruolo di assessori altri due fioroniani di ferro, ovverosia il “corsaro” Alvaro Ricci e la gentile Luisa Ciambella. Ma non è tutto, perché il tracimante Fioroni starebbe pensando anche a un assessore regionale esterno da affiancare al probabile  vincente Nicola Zingaretti. Il nome ovviamente, sarebbe già stato individuato in chi, avendo fatto un passo indietro al momento opportuno, ora avrà la possibilità di farne due in avanti (Il Gps si dirige dritto dritto su Faleria).
Il panorama comunque, non è completo. Perché manca la ciliegina sulla torta. Ovverosia il terzo nome, quello che completa la troika che ha deciso di occuparsi del futuro del territorio per il bene dei viterbesi.  E il terzo nome è quello di Nando Gigli, il quale – nonostante la ormai veneranda età - non ha alcuna intenzione di mollare la presa, anche se stavolta non si esporrà in prima persona. Sicché, dopo aver consigliato (sic!) a Fioroni di rimangiarsi la candidatura a sindaco di Giammaria Santucci, babbo Nando sta ora cercando candidati viterbesi da inserire nella lista civica regionale a sostegno di Zingaretti. Su mandato di Cicciobello, ovviamente.
E così i tre antichi nemici ora sono diventati uni e trini. Altro che patto della crostata (preparata dalla moglie di Gianni Letta, Maddalena) tra D’Alema, Marini (Franco), Berlusconi e Fini sulle riforme costituzionali, saldato durante una cena svoltasi nella notte tra il 17 e il 18 giugno 1997 nella casa dello stesso Letta, in via della Camilluccia a Roma. Fioroni, Gigli e Sposetti ne hanno siglato uno ben più importante: il patto dei broccoletti.

di ARNALDO SASSI

VITERBO - Diceva mia nonna, donna che portava in sé la saggezza della contadina, che non è tutto oro quello che luccica. E aveva ragione da vendere. Soprattutto se andiamo ad analizzare quanto accaduto durante le recenti primarie del Pd svoltesi nella Tuscia alla vigilia di Capodanno.

Nonostante i lodevoli sforzi del segretario provinciale Andrea Egidi nel magnificare il significato democratico della consultazione per far fronte a una legge elettorale liberticida, la verità vera – e qui forse non hanno tutti i torti Daniela Bizzarri e Lucia Catanesi, che hanno fatto sentire la loro voce – è che come al solito la decisione è stata presa dai plenipotenziari viterbesi del partito e le truppe cammellate – ovverosia gli iscritti che domenica 30 dicembre si sono recati alle urne – hanno eseguito diligentemente il compitino che era stato loro assegnato.

Insomma, per dirla nel modo più chiaro possibile, l’asse Sposetti-Fioroni ha funzionato alla grande, come meglio non avrebbe potuto. Il primo ha così risolto un problema che lo assillava dal 2010. Da quando cioè, con Alessandro Mazzoli non più presidente dell’amministrazione provinciale viterbese, lo aveva dovuto assumere alle dipendenze del Pd nazionale, per non farlo morire di inedia. Ora, con la prospettiva di un posto quasi sicuro a Montecitorio per il suo mai rinnegato delfino, il “baffo di ferro” viterbese potrà risparmiare un bel po’ di soldini e il buon Sandrino avrà finalmente un compenso degno delle sue capacità politiche e amministrative.

E Fioroni? Chi lo conosce sa che l’uomo non fa niente per niente. E così, dopo aver ottenuto il lasciapassare per il fido Enrico Panunzi al consiglio regionale, il prode Cicciobello da Pianoscarano sta ora mettendo a punto la sua strategia d’assalto per palazzo dei Priori dove, stando alle indiscrezioni, dovrebbe avere mano libera. E così, al fianco di un Leonardo Michelini, sempre più proiettato verso la candidatura alla poltrona di sindaco, potrebbero sedere nel ruolo di assessori altri due fioroniani di ferro, ovverosia il “corsaro” Alvaro Ricci e la gentile Luisa Ciambella. Ma non è tutto, perché il tracimante Fioroni starebbe pensando anche a un assessore regionale esterno da affiancare al probabile  vincente Nicola Zingaretti. Il nome ovviamente, sarebbe già stato individuato in chi, avendo fatto un passo indietro al momento opportuno, ora avrà la possibilità di farne due in avanti (Il Gps si dirige dritto dritto su Faleria).

Il panorama comunque, non è completo. Perché manca la ciliegina sulla torta. Ovverosia il terzo nome, quello che completa la troika che ha deciso di occuparsi del futuro del territorio per il bene dei viterbesi.  E il terzo nome è quello di Nando Gigli, il quale – nonostante la ormai veneranda età - non ha alcuna intenzione di mollare la presa, anche se stavolta non si esporrà in prima persona. Sicché, dopo aver consigliato (sic!) a Fioroni di rimangiarsi la candidatura a sindaco di Giammaria Santucci, babbo Nando sta ora cercando candidati viterbesi da inserire nella lista civica regionale a sostegno di Zingaretti. Su mandato di Cicciobello, ovviamente.

E così i tre antichi nemici ora sono diventati uni e trini. Altro che patto della crostata (preparata dalla moglie di Gianni Letta, Maddalena) tra D’Alema, Marini (Franco), Berlusconi e Fini sulle riforme costituzionali, saldato durante una cena svoltasi nella notte tra il 17 e il 18 giugno 1997 nella casa dello stesso Letta, in via della Camilluccia a Roma. Fioroni, Gigli e Sposetti ne hanno siglato uno ben più importante: il patto dei broccoletti.




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