

di Roberto Pomi
VITERBO – Torna nella Tuscia, per qualche giorno, padre Maurizio Boa. L’ex parroco del Murialdo, in trincea nella lotta all’Ebola in Sierra Leone, proprio nei mesi caldi dell’esplosione dell’epidemia, arriva a Viterbo questo sabato e si tratterrà fino a martedì.
Lo scopo della visita è ringraziare di persona i tanti viterbesi che hanno sostenuto, attraverso donazioni mirate, l’azione di assistenza contro Ebola nel Paese africano. ''Vengo per ringraziare del sostanzioso aiuto ricevuto dagli amici, dalla diocesi e dalle parrocchie per combattere Ebola. Ho avvertito una comunione globale che mi ha dato il coraggio di agire. Vi racconterò, per ora vi dico con gratitudine che avete salvato vite umane'', scrive il sacerdote sul proprio profilo facebook.
Era lo scorso novembre quando l’appello di padre Maurizio raggiunse l’Italia, attraverso la rivista Vanity Fair. Un’accorata richiesta d’aiuto per fronteggiare l’emergenza abbattuta sulla Sierra Leone. ''Da 17 anni vado a dire messa a Waterloo Camp, ora diventato Kissi Town'', iniziava così la lettera appello di padre Maurizio Boa, missionario della congregazione dei Giuseppini del Murialdo, da vent’anni in Africa e trovatosi, con tanti suoi colleghi e volontari, in prima linea.
''E’ una sofferenza che ci vede impotenti – continuava lo scritto -. Dalle case chiuse chiedono cibo, acqua, aiuto. Chi darà loro da mangiare? Chi si occuperà dei bambini e dove? Venerdì sono andato con 20 sacchi di riso, 15 di cipolle, una tanica d’olio. Pensavo di aver portato qualcosa, disperatamente mi sono accorto di non aver portato niente. Oltre a me nessuno è venuto in aiuto di questa gente. Manca tutto e nessuno interviene. Tutti hanno una sacrosanta paura di avvicinarsi, paura di essere coinvolti. I bambini piangono e nessuno li consola. Sono sporchi, nessuno li lava. Hanno fame, voglia di sicurezza e affetto e non c’è nessuno per loro, solo Ebola e la sua volontà di morte''.
Per fortuna oggi quell’inferno è finito e la situazione è tornata alla normalità. Anche tramite l’aiuto dei viterbesi si è potuto fare qualcosa ed è arrivato il momento dei sorrisi e dei ringraziamenti.