ANNO 16 n° 267
Tim è Italia che cambia, forza e velocità: un’innovazione che parte dall’uomo
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

Fonte Immagine: Brand News

VITERBO - Vittorie, contrasti, paure, cure. E ancora nuove vittorie, altri contrasti con chi c’era prima, la paura di staccarsi dal passato, la cura non indolore della vita nel presente: un provider telefonico con la spavalderia di Tim ci può aiutare, attraverso uno spot, a comprendere il piacere di evolvere, restando comunque piantati nel pionierismo del telefono fisso.

Chi ce lo dice che il divenire sia la giusta prospettiva, così enfatizzata dalle cicliche proposte tecnologiche? Chi ce lo dice che prima, in una dance room anni ’70, sarebbe stato una passeggiata muoversi, ricomporsi, sorridere alla cotta della serata? Molte spie di una vita più sana, relegabile con facilità agli scorsi decenni, erano in un ventaglio di atteggiamenti diffusi: carezze e abbracci spesi senza reticenze, soprattutto nelle comitive di amici che giravano col Nokia nel palmo.

E, quasi in segno di ribellione, tante storie d’amore nascenti, tante criticità sommesse da qualche gerarchia sociale, tante leggerezze e tante imposizioni sono cresciute nel divenire: questo termine che ci prosciuga è la misura della normalità, e non significa per forza che debba incontrare il favore di tutti. Altrimenti, si chiamerebbe perfezione!

La nuova campagna pubblicitaria di Tim, con “Figli delle stelle” di Alan Sorrenti in background, ha un mindset obiettivo nel disegnare una visione ottimistica delle telecomunicazioni. No, non vuol dire che sentirsi a distanza sia strappare via dagli altri parole che avrebbero voluto custodire, ma che un conto è sentirsi a distanza, un conto sarebbe stato immaginare che questa innovazione avrebbe reso prospera la nostra Italia nel mondo.

E qui non c’è nessuna visione ottimistica: c’è la realtà di un Marconi inventore solerte, dei gettoni accumulati di fronte alle cabine, dei ragazzi che si autonomizzano dalle famiglie scegliendo di vivere altrove, ma sapendole sempre reperibili grazie a un semplice contatto telefonico. Il nostro spot inizia con una sala da ballo che, boom, fa ruggire il disco di Sorrenti in mezzo a tanti ragazzi affiatati. Uno di loro esce, va verso la cabina e telefona genuino alla sua giovane donna, che aspetta di sentirlo prima di andare a dormire (una licenza poetica un po’ principesca? Sì, forse, ma quella Mori che prega Celentano di non lasciarla sola alle tre è nel DNA nostrano quanto il vino e l’aperitivo. Perciò, godiamocela!).

Balzo rapido agli anni ’90, ai primi del 2000, al world-wide-web. Via, che un bellimbusto ha il bus per andare a scuola, ma lui non corre verso il bus… Corre verso le prime attestazioni di fierezza. E una ragazza, dipanato il suo palmo, gli ci scrive altrettanto ammiccante il numero del mobile. Quelle conquiste che finché un cuore non si basta da solo, saranno per sempre tessuto connettivo, saranno per sempre relazioni, per sempre fallimenti e cure. In barba, in favore, in inchino o in omaggio alla tecnologia, che dire e pensare si voglia.

Plasma, videogiochi, prima donna nello spazio. Non in questo ordine, ma siamo nella mezza età dei telefonini: non così giovani da uscire per ballare, non così oltrepassati da uscir di moda. Nessuno pensava che sarebbero stati solo gli antesignani, con quelle tastiere appena surclassate, delle urban vision notturne, delle galassie di contatti telefonici mai chiamati, degli schermi 70k, delle partite negli schermi 70k. Che poi, un tifoso, la partita se la vedrebbe anche riflessa in un pozzo, se fosse l’unica chance disponibile.

Ma oggi non abbiamo tifosi in quanto tali. Abbiamo tifosi che ad appena 40 anni si sono visti cambiare il mondo della fruizione dello sport, e non si vogliono fermare allo schermo piatto: scelgono lo streaming, perché amano stare a mille, amano vivere da versatili, amano il protagonismo dell’unione in ogni esperienza.

Forse i magnati del tech non la pensano proprio così, ma non a caso, non tutti sono italiani. Non tutti sono ottimisti. Non tutti sono Tim. O non tutti, semplicemente, vivono attivamente i processi evolutivi: che poi siano evolutivi, su questo non ci piove, ma forse non sono solo processi, sono percorsi, e sono forti anche quando non vi si vuole aderire. L’uomo può scegliere, deve scegliere, ha diritto a testimoniare anche senza partecipare.

Ma la sua voce, in uno schermo touch, può correre ultrasonica. E il suo cuore, quando è in buona compagnia o ha trovato l’amore, corre, corre e basta. Senza la pretesa di essere rapido. Lasciandosi contaminare senza lasciarsi sconfiggere.




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