

di Fabio Tornatore

VITERBO - La Tuscia sarebbe ricchissima di terre rare, cioè quegli elementi che oggi sono ricercatissimi perchè utilizzati nel campo tecnologico. Uno di questi è il litio, che sarebbe presente nelle acque della nostra zona, un altro è il torio, di cui sarebbe ricca la Tuscia e l'orvietano. Con simbolo chimico Th, è un materiale a bassissima radioattività, con il quale si potrebbero alimentare piccole centrali nucleari, 'sicure e senza scorie radiaoattive' secondo l'ing. Giovanni De Caro, presidente naionale di AIOS (Assoociazione Interforze Osservatori Sicurezza Protezione Civile).

'Attualmente l'Italia ha bisogno di 335 mila gigawatt annui, il 75% lo produciamo con il vecchio termico, il 25% con le FER. Grazie alle centrali a Torio si potrebbero produrre 1 milione e mozzo di gigawatt annui. Il torio ha una radioattività del 3%, contro il 90% dell'uranio, e non si puo arricchire, per cui non si può utilizzare per esempio per costruire una bomba atomica. Non è un materiale fissile ma viene definito un materiale fertile, perchè non può innescarte una fissione, e finito il processo non produce scorie, ma può essere riutilizzato per produrre altra energia. Le centrali sarebbero piccolissime, per cui il raffreddamento non avrebbe bisogno di fonti d'acqua che noi in Italia non abbiamo, per via dell'innalzamento dei mari previsto e per i corsi d'acqua troppo piccoli, ma si opererebbe per criogenesi. Il torio è presente in grande quantità in Italia e basterebbe per i prossimi 5 mila anni, mentre l'uranio è in via di esurimento. Viterbo ne è ricchissima e valke una fortuna: basti pensare che una tonnellata estratta vale 700 mila euro'.
