ANNO 16 n° 274
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Francesco Serra (Pd)
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Tentazione Michelini:
Rossi assessore,
Serra presidente

VITERBO – Stringere i tempi e arrivare entro il mese di settembre alla nomina dell’ottavo assessore e non solo. Il sindaco Leonardo Michelini, infatti, potrebbe sfruttare l’occasione del completamento della squadra per operare un restyling della giunta. Come? Nominando Filippo Rossi assessore e far assegnare la poltrona di presidente del consiglio comunale a Francesco Serra. Quest’ultimo, ottenuto il ruolo che aveva chiesto per sé subito dopo le elezioni, lascerebbe il posto di capogruppo Pd a qualcun altro. L’ingresso di Rossi nell’esecutivo comporterebbe automaticamente la destituzione di Giacomo Barelli da assessore alla Cultura.

Prima d’ogni altra cosa, però, Michelini deve sciogliere, o meglio deve attendere che il Pd sciolga il nodo Antonio Delli Iaconi. L’ex direttore di Unindustria che, subito dopo aver lasciato il posto al figlio David, è stato proposto come assessore allo Sviluppo Economico. Un nome, quello di Delli Iaconi, che oltre a dividere il gruppo Pd, ha fatto storcere i naso alle altre associazioni di categoria e ha suscitato le ire del segretario provinciale Andrea Egidi.

Qualora l’operazione Delli Iaconi andasse in porto, Rossi potrebbe essere nominato assessore alla Cultura. Ma se le resistenze sul nome dell’ex direttore di Unindustria dovessero risultare insormontabili, lo Sviluppo Economico andrebbe allo stesso Rossi. Nell'uno e nell'altro caso si spianerebbe la strada alla nomina di Serra alla presidenza del consiglio comunale. E l’assessorato alla Cultura verrebbe assegnato a un altro esponente del Pd ancora da individuare. In siffatto quadro, le ''azioni'' di Martina Minchella tornerebbero a salire.

Michelini, stando ai boatos, vorrebbe chiudere la faccenda entro un paio di settimane. E, subito dopo, immergersi con tutta la squadra in una vera e propria campagna d’autunno sul programma. Bilancio, edilizia, centro storico, emergenza arsenico i primi problemi da affrontare.

Anche se sono molti i timori che le fibrillazioni causate dall’imminente congresso del Pd e dal riposizionamento di una larga fetta di esponenti del partito possano ripercuotersi sugli assetti di Palazzo di Priori.




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