ANNO 16 n° 273
Foto precedente
Tentato uxoricidio
Spuntano maltrattamenti
anche sulle due figlie
Denuncia delle sorelle della vittima

di Alessia Serangeli

MONTALTO DI CASTRO – Le immagini tratte dal profilo facebook di Franca Tuppo raccontano di una famiglia serena e tranquilla. La sua pagina social è letteralmente tappezzata di foto che la ritraggono insieme al marito, Teodoro Steano, e alle due figlie. “Faccio la casalinga e accudisco la casa ed i miei figli”, scrive orgogliosamente alla voce “lavoro”. Quelle foto hanno tratto in inganno tutti, parenti e conoscenti. Tanto che, a Montalto di Castro, dove la famiglia originaria di Napoli risiede da anni, la gente è ancora incredula.

E quanto trapelato finora è poco rispetto a quanto sarebbe effettivamente avvenuto tra quelle quattro pareti della loro casetta nel quartiere delle ex case Enel.

Teodoro Steano, da giovedì scorso (29 maggio), è rinchiuso nel carcere di Borgata Aurelia, a Civitavecchia, mentre la moglie Franca Tuppo è ancora ricoverata all’ospedale di Tarquinia. Lì dove, mercoledì notte, era stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico per rimuovere la lama del coltello che il marito le aveva conficcato nel basso ventre. Tentato omicidio è l’accusa che pende sulla testa dell’uomo.

Quella sera, tornato a casa, aveva inveito contro la moglie perché l’aveva trovata davanti al computer, su facebook. Ed era andato su tutte le furie, perché non tollerava che la donna potesse avere una propria pagina sul social network. Franca Tuppo si era quindi ritirata in camera da letto insieme al figlioletto di sette anni, mentre Steano era rimasto in cucina a sorseggiare Tavernello. Poi aveva afferrato un coltello da cucina, si era diritto in camera da letto e aveva piantato il coltello nell’addome della donna. Davanti al bambino. Un raptus di una ferocia inaudita, perché pare che Steano abbia girato e rigirato più volte la lama già conficcata al ventre della donna. Questa circostanza sarebbe venuta fuori durante l’intervento chirurgico, quando i medici avrebbero scoperto importanti lesioni anche negli intestini. “Il fendente non ha raggiunto il cuore perché la vittima non si è piegata durante l’accoltellamento, rimanendo distesa”.

Non solo. Si sa già che subito dopo Steano era scappato per trovare rifugio da una coppia di vicini, ma non era ancora stato reso noto che, con l’intento che nessuno potesse entrare in casa, aveva chiuso la porta a chiave. Erano state le figlie, di 20 e 21 anni, richiamate dal pianto del fratellino, a dare subito l’allarme, salvando la madre: pochi minuti più tardi sarebbero stati fatali.

Steano, in carcere, davanti al gip del tribunale di Civitavecchia, aveva ammesso: “L’ho accoltellata per gelosia. Sono stato colto da un raptus”. E la moglie, il cui quadro clinico è intanto migliorato, era stata sentita sabato mattina dagli inquirenti. “Era geloso, non voleva che avessi un profilo facebook e mi ha piantato il coltello nel ventre davanti al nostro figlioletto”. La donna, per il momento, non ha sporto denuncia contro il marito ma ha nominato l’avvocato Angelo Di Silvio ai fini di una futura costituzione di parte civile nell’eventuale processo che andrà ad instaurarsi.

Intanto, però, a parlare sono le figlie maggiori della coppia. E raccontano tutt’altra verità rispetto a quella che appare su facebook. Le due, già sentite dagli investigatori, parlano di un padre violento e che, troppo spesso, avrebbe ceduto al vizio dell’alcool. Raccontano di un uomo geloso nei confronti della madre, tanto da arrivare a piazzare microspie all’interno della loro abitazione. Confermano anche che i maltrattamenti sarebbero stati quasi all’ordine del giorno anche nei loro confronti. “Già in un’altra occasione – avrebbero ammesso – nostra madre era finita al pronto soccorso”.

Ma ci sarebbe di più. Molto di più. “Situazioni raccapriccianti” su cui, al momento, si mantiene il riserbo ma che potrebbero venire alla luce dagli esami tecnici sul computer in uso a Steano e sequestrato dai carabinieri della stazione di Montalto di Castro.

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