

VITERBO - Le tariffe idriche in Italia continuano a mostrare un ampio divario a livello territoriale, con differenze significative che riguardano non solo i costi, ma anche la qualità del servizio offerto ai cittadini. Un recente studio del centro ricerche Ircaf, che ha analizzato i dati di 111 capoluoghi di provincia, mette in evidenza come il costo medio della bolletta per una famiglia di tre persone nel 2024 si attesti a 392,95 euro, per un consumo annuo di 150 metri cubi di acqua. Un valore che, purtroppo, è in aumento rispetto all’anno precedente e che evidenzia le disparità che caratterizzano il nostro Paese.
Il report del centro studi Ircaf ha esaminato non solo i costi, ma anche la qualità dei servizi idrici nelle principali città italiane. Le principali voci che compongono la tariffa idrica sono:
- Acquedotto: rappresenta la parte maggiore della spesa, contribuendo con oltre il 40%.
- Fognatura: pesa per l’11,7% sulla tariffa.
- Depurazione: incide per il 26%.
Le forti differenze nei costi, tuttavia, non dipendono soltanto dalla quantità di acqua consumata, ma anche dalle infrastrutture e dalla gestione locale del servizio, variabili che incidono sul totale della bolletta.
Nel Lazio, regione che già presenta tariffe idriche sopra la media, le bollette continuano a essere particolarmente elevate. Viterbo, in particolare, è una delle città più costose, con una spesa media annua che si aggira intorno ai 459,91 euro. Questo la colloca al 30° posto nella classifica nazionale, con un costo superiore del 17% rispetto alla media italiana. Seppur non raggiunga i vertici, come nel caso di Frosinone (con una bolletta media di 705,4 euro), la provincia viterbese presenta una tariffa decisamente più alta rispetto ad altre grandi città. Nel confronto con Roma, la capitale risulta decisamente più economica, con una spesa media di 349,13 euro, circa 110 euro in meno rispetto alla provincia di Viterbo.
Il panorama delle tariffe idriche italiane è caratterizzato da una forte disparità geografica. Se il Lazio e la Toscana si confermano tra le regioni con i costi più alti, con tariffe medie rispettivamente di 484 euro e 570 euro, al sud e al nord si registrano valori decisamente più contenuti. Le province più economiche per il servizio idrico sono:
- Cosenza (140,13 euro)
- Campobasso e Isernia (190,31 euro)
- Napoli (197,62 euro)
- Catanzaro (210,03 euro)
- Milano (225,29 euro)
Queste città evidenziano la diversità dei costi e il forte divario tra le diverse zone d'Italia. Il Molise, la Valle d'Aosta e la Campania sono le regioni con le tariffe più basse, con valori che vanno dai 190 ai 263 euro, ben al di sotto della media nazionale.
Le evidenti differenze tra le diverse province e regioni italiane pongono il tema delle tariffe idriche come una questione urgente di equità territoriale. Le disparità nel costo dell’acqua non sono solo una questione economica, ma anche una sfida per la sostenibilità e la qualità dei servizi offerti. Se in alcune zone si spende molto per un servizio che non sempre risulta all’altezza delle aspettative, in altre si continua a pagare meno, ma con un servizio che può risultare insufficiente o inadeguato.