


CIVITA CASTELLANA - 'Non c’è pace per l’acqua pubblica. Nonostante il referendum del 2011 nel quale i cittadini hanno manifestato chiaramente la loro volontà di non privatizzare uno dei servizi essenziali, nonostante la Regione Lazio sia l’unica a livello nazionale ad aver recepito tale indicazione mediante la Legge Regionale n. 5 del 2014, a tutt'oggi non applicata - fanno sapere gli attivisti 5 stelle di Civita Castellana, Fabrica di Roma, Ronciglione e Sutri - da settimane nella Tuscia stiamo assistendo ad una vera “escalation” affinché la Talete S.p.A., gestore unico del servizio idrico integrato opti per la cessione del 40% di quote per favorire l'ingresso di un nuovo socio privato che apporti i soldi freschi necessari per dare continuità alla gestione finanziaria strutturalmente deficitaria da anni e per attuare gli indispensabili investimenti in infrastrutture idriche, ormai non più rinviabili.
E su questa direzione, purtroppo - prosegue il consigliere Biondi - sta andando anche la politica nazionale, attraverso l’art. 6 del DDL Concorrenza, il quale prevede la privatizzazione della globalità dei servizi pubblici locali. La legge andrà infatti a mettere nelle mani dello Stato tutti i servizi pubblici normalmente gestiti dai Comuni, affinché diventino strumenti di competizione sul mercato.
Quindi, in totale violazione della volontà dei cittadini,si sta certificando il fallimento della politica regionale e locale, degli amministratori locali di destra e di sinistra che si sono succeduti negli anni, non in grado di gestire in maniera efficiente la società Talete S.p.A. sia dal punto di vista economico-finanziario che del servizio idrico integrato offerto all'utenza, tutto ciò a vantaggio di una gestione privatistica il cui obiettivo principale sarà il profitto.
A livello locale - prosegue il pentastellato - noi abbiamo proposto agli amministratori della Talete e a tutti i sindaci di valutare l’ipotesi della creazione di piccole comunità energetiche in grado di abbattere l’enorme costo annuale dell’energia elettrica, attualmente di circa € 7 milioni annui, destinato a crescere enormemente in considerazione dei forti rincari che perdureranno per lungo tempo. Purtroppo, ad oggi, le nostre parole sono inascoltate, come pure non è stata fatta una seria ricognizione per abbattere i costi operativi di manutenzione delle reti, vetuste, e dei dearsenificatori quest'ultimi pesano per il 25% nel bilancio della società idrica pari a circa € 9 milioni annui che vanno ad incidere in maniera importante sulle tariffe applicate all'utenza'.