ANNO 16 n° 268
Sulle tavole imbandite, più Ponti tra i convitati: l’aceto balsamico che allevia i contrasti
Rubrica 'Pubblicittà' a cura di Elsa Berardi

VITERBO - Chi si parla, chi zittisce il commensale di fianco e chi si auto-silenzia, temendo di non essere compreso: sembra difficile definire una tavolata senza richiamare quelle note agrodolci che, in un modo o nell’altro, sono portatrici di sana convivenza. Il timore di minare le sensibilità più spiccate è costante, quindi si gioisce di meno, ma è anche vero che tendiamo a inerpicarci sulla difficoltà di aprire un confronto, anziché sul comune apprezzamento di un pasto.

Tra puristi, filosofi del gusto, appetiti esterofili e tradizionalisti, esprimere l’attaccamento a un piatto è diventato una missione, ma forse siamo noi a sbagliare l’incipit di questo viaggio e a fare dei contatti la nostra kryptonite. Per esempio, chi l’ha detto che a un pranzo famigliare, aziendale o a una rimpatriata debba essere per forza ciò che ingeriamo a entusiasmarci?

Ponti è un’azienda ancora in formissima e perfettamente in grado di trasmettere messaggi, sia attraverso le produzioni pubblicitarie, sia rimanendo fedele alla sua offerta: pochi e riconoscibili prodotti, payoff sempre aggiornati con i valori contemporanei e una scatenata bontà che pervade, fino a donare quella riconciliazione di cui una bella sorpresa è capace. Insomma, un longevo lavoro di brand positioning, preceduto ora dalla meritata fama.

Qualche lontano sovrano – e don’t worry, non è per noi un modello di condotta – aveva coniato la locuzione stupor mundi, “meraviglia del mondo”, per aprire gli occhi al suo popolo un po’ dormiente… Noi, grazie al Cielo, non necessitiamo di queste figure, ma di inseguire l’armonia con gli altri anche quando professiamo di esserne diversi.

Lo spot che Ponti ha proposto ultimamente è basato su questa incredibile verità: non si ha bisogno di vagabondare per trovare il diverso, una visione del mondo o della cucina dissimile, e dobbiamo viverlo lasciandoci innamorare. Non serve che ciò che è lontano ci conquisti, ma è almeno utile che ci coinvolga e ribalti la nostra prospettiva, inducendoci la tanto appellata – e ancora troppo impopolare – empatia. O magari, ci può spingere a provare un raviolo con del buon aceto.

Nel nostro formato video, trasmesso anche in TV, l’anziana padrona di casa che “sceglie i sapori autentici” esalta e non copre una giovane commensale, che “invece, ama quelli più originali”. Lo slow motion di un hamburger irrorato dalla crema di balsamico, pietanza che la nostra ragazza si serve, è senz’altro godurioso, ma fa sorgere un’ironica curiosità: dove sono finiti i banchetti di un tempo, in cui la proposta della casa era livellata per tutti e con pochissime variazioni specifiche?

Beh, un fondo di verità, purtroppo, vi alberga eccome: siamo più incontentabili, più propensi a imporre un nostro comportamento di distinzione che a invitare con cortesia il nostro prossimo a proporre altro. In fondo, secondo le culture anglosassoni e scandinave, “host” (gäst, dicono in Svezia) è sia chi ospita in casa propria, sia chi viene ricevuto. Insomma, per noi una definizione troppo malleabile, da adattare sicuramente, mantenendo maniere informali, al dovuto rispetto per chi ci accoglie. Un retaggio della Grecia antica, che popoli di tutt’altra genesi hanno assorbito in epoche successive… Non vi pare affascinante?

Tralasciando questo break, l’immagine che lo spot… Ospita appena dopo è interessante e quasi promettente: un ragazzo che esemplifica il custode delle tradizioni e uno chef di pochi anni più grande, che lavora con l’innovazione ogni giorno. Una sintesi di quanti ponti d’incontro, resi più saldi dalle differenze, possano sorgere anche tra consimili, condizionando in positivo il sentire comune sui giovani. Né esseri dall’aura angelica e inaccusabile, né massa indistinta di animali da smartphone: la gioventù è bassezza e bellezza, armonia e attrito come qualsiasi fascia d’età del presente.

La scena magna, o forse, per evitare sovrapposizioni con il romanesco, più emozionante, è quella finale del nostro idillio agrodolce: un commensale anziano e un altro convitato, dai lineamenti orientali, sorridono dopo l’incidente del sushi addentato con la forchetta. È il ragazzo stesso a sorprendere l’uomo, come un allievo di tradizioni italiane che supera il suo maestro… Gli concede una girata di aceto sopra il roll, quasi a ricreare una nostrana salsa di soia!

Questo frame può rappresentare due sfumature di età distanti che arrivano ad accettarsi, integrarsi, comprendersi: l’avventatezza del meno adulto e la compostezza del più saggio, unite dalle stesse caratteristiche identitarie – di provenienza culturale, forse anche di lingua madre – che sembrano separarle. Il payoff è molto aderente – “L’ingrediente che ci unisce” - e in questo speciale caso ha anche valenza di claim, essendo sunto della mission di Ponti: a tavola e ovunque, vivere in modo autentico è mettere a proprio agio chi ci circonda.

 




Facebook Twitter Rss