ANNO 16 n° 274
SU VITERBOPOST.IT
Il museo delle vergogne
si chiama Cotral

VITERBO - Ciò che all’estero viene definito col nome di corrispondenza, ossia la discesa da un mezzo e la risalita su un altro, al fine di raggiungere un dato luogo, in Italia si chiama coincidenza. E questo già la dice lunga. Prendiamo ora in esame Viterbo, località pressoché priva di aziende produttive. Al grido di “il lavoro mobilita l’uomo” ogni giorno una provincia sana si sposta verso quello che non a caso - sempre fuori confine - si identifica come travaglio. Una delle mete più ambite è senza dubbio Roma. Uno dei modi per arrivarci è salire su un autobus. Per gli Indiana Jones di turno comunque c’è sempre il treno, ma questa è un’altra storia.

L’impresa in blu che domina la zona da tempi remoti è il Cotral, ora senza A davanti. Un esercito di macchine tra il turchese e l’elettrico che tocca le mete più disparate. Da Pianiano a Tessennano, per intenderci. Se qualcosa nella piramide parastatale Cotral non funziona, son dolori per tutti. Ci si aspetta quindi che ogni dettaglio sia curato in modalità certosina. E invece?

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