


VITERBO - Lo stress idrico, ossia la sproporzione tra la quantità di fonti di acqua utilizzate in rapporto a quelle disponibili in una certa zona, continua a colpire la Tuscia e a rappresentare una problematica di grande estensione. La scorsa primavera ha presentato un deficit di precipitazioni del 20% rispetto alla media storica degli ultimi anni, già verso un importante decremento. Le previsioni meteorologiche annunciano un imminente rialzo delle temperature, con valori massimi vicini a numeri estremi. Anche la provincia di Viterbo sta affrontando una seria crisi idrica, dopo mesi senza piogge.
La minaccia della siccità avanza incontrollata, a causa dell’impatto dell’azione antropica su larga scala e dei comportamenti non sempre virtuosi dei singoli: esistono modalità consolidate per prevenire il fenomeno? Come farvi fronte quando si manifesta?
Abbiamo intervistato sul tema l’ingegnere Alessandro Fraschetti, direttore generale della società per azioni Talete. L’azienda, con Salvatore Genova come amministrazione unico, gestisce e ripartisce le risorse idriche sul nostro territorio.
R: Ingegner Fraschetti, il Lazio si è confermato sesta regione d’Italia per stress idrico. Quali sono le aree della Tuscia in cui questo fenomeno ha raggiunto la portata maggiore, anche nella forma del deficit pluviometrico? Quali soluzioni sono state implementate per ovviare alla criticità e in che modo sono state considerate?
Con questo deficit di pioggia, essendo le falde sorgenti alimentate dalle piogge, se continua a piovere sempre meno, c’è una minore disponibilità di acqua dalle fonti. Per quanto riguarda gli strumenti, noi possiamo prelevare dall’ambiente una certa quantità d’acqua, che è quella delle fonti. Le criticità vengono superate monitorando attentamente le perdite e riparando le perdite appena si manifestano: qualsiasi piccola perdita va accumulata in questi periodi di siccità. Dall’altra parte non esistono però soluzioni per poter potenziare più acqua alle reti, anche perché noi abbiamo gli impianti di trattamento, quindi la potenza degli impianti di trattamento non può essere aumentata più di tanto. Il vero comportamento corretto del gestore è quello di distribuire la massima quantità di acqua, riducendo al massimo i livelli delle perdite.
R: Quali comuni del territorio in cui viviamo sentono maggiormente il peso del fenomeno? Sono state varate delle ordinanze per regolamentare, ad esempio, gli usi impropri della risorsa idrica?
I comuni più piccoli (e le zone collinari, ndr), quelli che hanno le fonti locali più superficiali, sono quelli che risentono maggiormente della carenza di acqua alle fonti: il problema è che non possiamo aumentare l’acqua più di una determinata quantità e nei comuni dove c’è molto turismo, nei fine settimana e durante la stagione estiva c’è un aumento della popolazione e un aumento dei consumi. Questi ultimi in alcuni casi sono leciti perché dovuti logicamente al primo fattore, in altri, se tutti quanti usano contemporaneamente l’acqua, l’acquedotto va in crisi. Quando va in crisi, ci sono delle zone all’interno dei comuni che sono poste a maggior quota e che per prime risentono di eventuali abbassamenti della pressione. L’uso improprio dell’acqua, però, che si riscontra ad esempio nell’ampliare le piscine o nel lavaggio della macchina, è sempre proibito. L’ordinanza è un mezzo emanato dai sindaci per rammentare alla popolazione la criticità del movimento.
R: Quali strategie proponete per arginare questa problematica? Ci sono comportamenti quotidiani adottabili per intervenire?
È caldamente raccomandato l’uso consapevole dell’acqua e non sono consentiti alcuni usi. Usarla per l’igiene personale in tempi ridotti è suggerito, oppure si può usare, per irrigare le piante che si possiedono, l’acqua di lavaggio delle verdure, chiudendo anche il rubinetto quando ci si lavano i denti e cercando di apporvi un filtro. Cercare di consumare di meno va anche a beneficio della tasca dell’utente: consumare tanto sembra quasi un paradosso.
La fiducia nelle pratiche oculate di salvaguardia del bene idrico da parte del consumatore è uno dei punti su cui Talete si fonda, ribadendo che questa categoria può e deve fare la propria parte.