

VITERBO - 'Da oggi artigiani e consumatori saranno più tutelati. Da oggi chi si vanta di vendere un prodotto artigianale che tale non è non potrà più farlo'. Entra infatti in vigore la norma introdotta dalla legge annuale per le PMI, che mette ordine nell'utilizzo del riferimento all'artigianato nella pubblicità di prodotti e servizi. 'Insomma, quando leggeremo 'artigianale', dovrà essere così nel senso più stretto del termine - commentano Alessio Gismondi e Attilio Lupidi, rispettivamente presidente e segretario della Cna di Viterbo e Civitavecchia – cioè con un prodotto creato dall'esperienza e l'orgoglio di un'impresa iscritta all'albo di quelle artigiane'.

La Cna ha spinto molto per avere una regolamentazione chiara e incisiva. E incisive lo sono davvero anche le sanzioni: chi utilizzerà impropriamente il termine rischia l'1% del fatturato, con un minimo di 25.000 euro. Improvvisarsi 'artigiani' per marketing sarà estremamente rischioso. La norma punta a ristabilire un principio semplice ma fondamentale: l'artigianato non è uno slogan, è un mestiere. Una misura a garanzia della qualità e a tutela dell'identità artigiana, laddove artigiani consumatori spesso risultano vittime sacrificali della concorrenza sleale.
Qualche esempio. Da oggi il gelato artigianale potrà nascere solo da un laboratorio dove qualcuno pesa, miscela e assaggia il prodotto (più volte, per sicurezza). Il 'tavolo artigianale' non potrà essere solo un 'effetto legno' su catalogo: deve esserci chi quel legno lo ha tagliato, levigato e trasformato. Per creare l'abito sartoriale serve un sarto vero, ago alla mano, non un algoritmo. Idem per la 'pizza artigianale': deve avere più lievitazione che slogan e meno scorciatoie industriali. Insomma, da oggi il concetto è meno etichette creative, più mani che lavorano davvero.
Adesso, raggiunto l'obiettivo, sarà importante un altro passo. 'Auspichiamo che l'applicazione della legge – concludono Lupidi e Gismondi - venga assicurata da controlli capillari da parte delle autorità competenti'.