ANNO 16 n° 274
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''Stai zitta o ti ammazziamo''
L'agghiacciante racconto della gioielliera picchiata e rapinata

VITERBO - Ore undici, nella centralissima via Cavour è una mattinata come tante altre, gente che passeggia o corre indaffarata al lavoro, macchine che tentano di parcheggiare dove posto non c’è mai, e, soprattutto negozi aperti e pieni di clienti. Insomma un giorno qualsiasi. Ma all'interno de 'Il gioiello'', negozio al civico 65, si sta consumando il dramma di una donna, picchiata, minacciata erapinata da due balordi a caccia di ''soldi facili''.

''Sembrava un cliente come tanti altri - racconta M.A., titolare della gioielleria rapinata –, qui di ragazzi che vengono per comprare un regalino alla fidanzata ne passano tanti, e quando ho visto dietro la porta quel ragazzetto piccolino e sorridente mi sono fidata e l'ho fatto entrare''. Un grave errore. ''E' qui che è cominciato il mio incubo - continua a raccontare la donna, con ancora in volto i segni della paura e delle botte prese -, dietro di lui c'era il suo complice e quando ho visto la maschera bianca che portava sul volto e stato come se il cuore mi si fermasse nel petto''.

Uno strano orario per fare una rapina, specialmente se si considera che normalmente a quell'ora in via Cavour c'è moltissima gente. La spiegazione più plausibile è che i due banditi tenessero d'occhio il negozio da giorni aspettando il momento più favorevole per entrare in azione, ed è altrettanto probabile che nei loro piani ci fosse l'intenzione di portare la vittima designata nel retro bottega per poi agire indisturbati.

''Il più basso dei due, quello senza maschera, continuava a tenermi la mano sulla bocca e a strattonarmi per portarmi nel retro, ero terrorizzata - continua nell'agghiacciante racconto la donna ancora scossa –. L'altro intanto frugava nella cassaforte. Ho lottato con tutte le mie forze, avevo le sue mani in faccia e continuavano a dirmi 'siamo armati, sta zitta o ti facciamo del male, ti ammazziamo'. Poi sono riuscita a divincolarmi e a scappare, e in un secondo mi sono trovata per la strada e correvo, e lui era dietro di me mi inseguiva. Poi ho varcato la soglia del negozio della mia amica. La salvezza''.

Un modus operandi contraddittorio. Usare uno scooter come mezzo di fuga, infatti, potrebbe essere considerato uno strattagemma da professionisti. Ma i numerosi indizi che i rapinatori sembrano aver lasciato, e gli errori commessi dai due, come quello di perdere il berretto a quadretti che uno di loro indossava, o addirittura quello di far cadere la refurtiva per terra, farebbero pensare all'azione di due poco avvezzi a questo genere di reato. Le indagini della polizia proseguono. 

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