ANNO 16 n° 275
Sposetti: ''raddoppiamo
i finanziamenti ai partiti''
Da 170 a pił di 350milioni l'anno

Rimborsi elettorali ai partiti politici che passerebbero da 170 milioni l’anno a 345 è la proposta dello storico tesoriere dei Ds oggi deputato del Partito democratico, presentata - dice lui a “Il Fatto quotidiano” - “Per non tenerci Berlusconi altri 20 anni”.

Secondo la norma di Sposetti i costi della politica raddoppierebbero: i partiti, continuerebbero a ricevere circa 170 milioni di euro per il rimborso elettorale e a queste si aggiungerebbero le fondazioni che dovrebbero percepire 185 milioni, per un costo complessivo di circa 355 milioni l’anno. I finanziamenti andrebbero a tutti i partiti che raggiungono la soglia dell’1% in tutte le elezioni.

L’imbarazzante proposta del “tesoriere” ha scatenato l’ira funesta, non solo dei cittadini ma anche del mondo dell’informazione. L’editorialista del “Corriere della Sera” Gian Antonio Stella ha, infatti, commentato pesantemente: “Credo che Sposetti non abbia messo in conto la reazione delle persone normali. Chi vede e vive il Paese bloccato, e deve continuamente rinunciare a qualcosa, come può accettare che alla Casta vadano altre centinaia di milioni di euro? È davvero convinto, Sposetti, che Berlusconi vinca solo grazie ai suoi soldi? Magari fosse così! Perché allora il magnate Ross Perot ha perso per due volte quando si è candidato alle presidenziali americane? Come mai tanti altri miliardari, in politica, falliscono? E soprattutto, come si spiega che Berlusconi le elezioni le ha anche perse? Nel 1996 e nel 2008 il Cavaliere aveva le stesse televisioni, strapotere, miliardi di euro che ha oggi”.

In una situazione di crisi come quella vissuta dall’Italia, Stella propone la linea della Spagna dove, alla fine del 2008, sono stati tagliati i fondi già stanziati, da 136 milioni a 119, tenendo conto che nella penisola iberica ci sono 575 parlamentari, circa la metà rispetto all’Italia.

La proposta, firmata da 56 deputati, domani sarà al vaglio della commissione Affari costituzionali di Montecitorio, alla faccia del referendum del 1993 che aveva bocciato il finanziamento pubblico ai partiti.




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