

VITERBO – Lo spaccio di droga nei boschi della Tuscia finisce sotto i riflettori della televisione nazionale. Un'inchiesta realizzata dalla trasmissione Fuori dal Coro, condotta da Mario Giordano su Rete 4, ha portato le telecamere di Mediaset all'interno delle aree boschive della provincia di Viterbo, tra cui Montefiascone, San Lorenzo Nuovo e Acquapendente, mostrando da vicino un fenomeno che da tempo preoccupa i residenti di diversi territori.

Il servizio, intitolato “Dentro i boschi di Viterbo: qui comandano i clan degli immigrati”, è andato in onda domenica 1° novembre 2026. La giornalista Valeria Deste ha documentato la presenza di insediamenti di fortuna utilizzati come basi operative dagli spacciatori, descrivendo un'organizzazione che, secondo la ricostruzione della trasmissione, si sarebbe strutturata all'interno della vegetazione, lontano dagli occhi dei passanti e con la possibilità di spostarsi rapidamente in caso di controlli.
L'inchiesta si apre con immagini particolarmente significative. La troupe raggiunge un punto di spaccio nascosto tra gli alberi, al quale si accede superando una recinzione e passando attraverso del filo spinato. Una volta all'interno, gli operatori trovano tracce evidenti della presenza di chi utilizza quell'area per vendere sostanze stupefacenti: materiale per confezionare le dosi, batterie, generi alimentari e persino una mazza.
«Eccolo, il punto di spaccio. Ci ha sentito arrivare, è scappato sicuramente», racconta la giornalista durante l'avvicinamento a uno degli insediamenti. Gli occupanti si sarebbero infatti allontanati prima dell'arrivo della troupe.
Poco distante vengono individuati altri segnali della presenza degli spacciatori. Tra gli alberi compaiono sacchetti lasciati come indicatori, batterie, sedie e una tipica teiera marocchina. Ci sono anche teli utilizzati per ripararsi dall'umidità e dalla pioggia durante le permanenze notturne. Elementi che, secondo quanto mostrato nel reportage, confermerebbero l'utilizzo continuativo di alcune zone del bosco come veri e propri accampamenti.

Gli appuntamenti con i clienti attraverso WhatsApp
Uno degli aspetti più significativi dell'inchiesta riguarda il sistema utilizzato per organizzare gli acquisti. Secondo quanto raccontato nel servizio, i consumatori disporrebbero di diversi numeri WhatsApp attraverso i quali contattare gli spacciatori e conoscere la posizione esatta dei punti di vendita.
Il meccanismo sarebbe particolarmente semplice: basta inviare un messaggio per sapere se il pusher è disponibile e ricevere successivamente la posizione da raggiungere.
La trasmissione mostra alcune conversazioni nelle quali gli spacciatori avvisano i clienti del proprio ritorno in attività, invitandoli a contattarli per concordare l'acquisto. In altri casi, dopo una richiesta di informazioni, viene inviata direttamente la geolocalizzazione del luogo nel quale si trova il venditore.
Un sistema che consentirebbe di mantenere i contatti con gli acquirenti senza dover necessariamente presidiare una strada o un luogo facilmente individuabile.
Nel servizio vengono mostrati anche alcuni profili social attraverso i quali, secondo la ricostruzione televisiva, alcuni soggetti si farebbero pubblicità pubblicando immagini di droga e armi.
La troupe raggiunge un punto di vendita e documenta l'acquisto
La parte più delicata del reportage arriva quando la giornalista decide di avvicinarsi direttamente agli spacciatori. Per riuscire a individuare uno dei punti di vendita, la troupe entra in contatto con due consumatori, che accettano di accompagnarla.
Uno dei due appare inizialmente molto agitato e titubante, manifestando timore all'idea di addentrarsi nella vegetazione. Dopo aver contattato il proprio riferimento tramite WhatsApp, arriva però il via libera e viene trasmessa la posizione dell'appuntamento.
La giornalista raggiunge quindi il luogo indicato utilizzando una telecamera nascosta. Le immagini mostrano un pusher mentre pesa la sostanza stupefacente, la prepara e la consegna in cambio di denaro. Durante l'operazione la troupe si accorge anche della presenza di un'altra persona che sta dormendo nelle vicinanze, all'interno dello stesso insediamento.
Una situazione che, secondo quanto documentato, confermerebbe come alcune di queste postazioni non siano semplicemente luoghi di passaggio, ma possano diventare basi nelle quali gli spacciatori trascorrono anche la notte.

La paura dei residenti e le presunte guerre tra gruppi criminali
L'inchiesta si sofferma anche sulle conseguenze che la presenza di queste attività illegali avrebbe per chi vive nei centri abitati vicini alle aree boschive.
Diversi residenti, secondo quanto raccontato dalla trasmissione, avrebbero paura di esporsi pubblicamente e preferirebbero non mostrare il proprio volto davanti alle telecamere. Il timore sarebbe legato alla presenza di persone che frequentano abitualmente i boschi e alla possibilità di subire ritorsioni.
Nel corso delle testimonianze emergono racconti di soggetti armati e di una situazione di forte tensione. Alcuni intervistati sostengono che all'interno di queste aree si sarebbe sviluppata una competizione violenta tra gruppi di spacciatori, in particolare per il controllo delle piazze di vendita.
«È guerra, è proprio guerra», racconta una delle persone ascoltate dalla troupe, descrivendo un periodo caratterizzato, secondo la sua testimonianza, da scontri tra gruppi di diversa provenienza.
Nel reportage si parla anche di aggressioni, gambizzazioni e sparatorie. Viene inoltre ricordato il ritrovamento di un uomo ucciso da numerosi colpi d'arma da fuoco, episodio che la trasmissione inserisce nel quadro della violenza legata al controllo del territorio.
Si tratta di circostanze e ricostruzioni riportate nel servizio televisivo attraverso le testimonianze raccolte: non vengono forniti, nel segmento, tutti gli elementi investigativi necessari per attribuire i singoli episodi a specifici gruppi o collegarli direttamente ai punti di spaccio mostrati.
Il problema arriva anche nelle zone vicine alle aree militari
Un altro elemento sottolineato durante l'inchiesta riguarda la difficoltà di contrastare il fenomeno. La presenza di numerose aree militari nel territorio, evidenzia il servizio, non avrebbe impedito agli spacciatori di utilizzare la vegetazione come rifugio e luogo di vendita.
La conformazione dei boschi, la possibilità di predisporre sentinelle lungo le strade di accesso e la rapidità con cui possono essere abbandonati gli accampamenti renderebbero particolarmente complicati i controlli.
La troupe racconta infatti di aver individuato diversi segnali di attività e di aver trovato punti di spaccio dai quali i responsabili si sarebbero allontanati poco prima del suo arrivo.
Il quadro che emerge è quello di un fenomeno che non riguarda soltanto la vendita di sostanze stupefacenti, ma che, secondo le testimonianze raccolte, coinvolgerebbe anche violenze, intimidazioni e una lotta per il controllo delle aree utilizzate per lo spaccio.
Il servizio di Fuori dal Coro riporta così all'attenzione nazionale una problematica che interessa la Tuscia e che richiede attenzione da parte delle istituzioni e delle forze dell'ordine, soprattutto per la sicurezza delle comunità che vivono nelle vicinanze delle zone interessate.
