

di Giovanni Masotti
VITERBO - Inutile usare espressioni soft, o cercare di ridimensionare il fenomeno per carità di patria. Non passa giorno che a Viterbo e provincia i carabinieri o la polizia non diano notizia di operazioni anti-crimine mirate sul sempre più frequente e sfacciato spaccio di stupefacenti effettuato da baby gang che si sono ormai date un'organizzazione e una gerarchia interne che rendono difficile coglierle in castagna.
Tutto questo fa impressione e getta un'ombra sulla capacità della nostra città di vivere una vita tranquilla o almeno non troppo esposta a certi reati particolarmente pericolosi, che oltre tutto riguardano una fascia debole e facilmente suggestionabile della popolazione, quella giovanile, spesso comprendente minorenni (e questo è il tratto più allarmante del fenomeno, i giovanissimi che non hanno sufficienti stimoli positivi e che, sospinti da storie di Instagram e da altri social, si buttano a capofitto nel mercato della droga come per riscattare i vuoti di un'esistenza stagnante e priva della possibilità di offrire spinte sane e costruttive).
Si fa troppo poco, nella nostra città, per riempire di contenuti qualitativamente validi le giornate sempre uguali dei nostri giovani, che cercano così vie di fuga spesso improbabili e oscure come lo spaccio e il consumo di droghe. Inutile, dunque, nascondere la testa sotto la sabbia e respingere sdegnati una verità che fa male, cioè che nel nostro territorio vivono e prosperano alcune baby gang attrezzate e agguerrite, abili nel reclutamento delle 'vittime' e non scevre da reazioni violente, sovente vere e proprie spedizioni punitive indirizzate contro soggetti recalcitranti o contro bande rivali. Ho vissuto a Londra a lungo, per cinque anni, ai tempi in cui ero corrispondente dall'estero per la Rai.
E devo dire che, purtroppo, da un certo lasso di tempo e fatte ovviamente le debite proporzioni, ho riscontrato delle insidiose similitudini tra le baby gang londinesi delle periferie e quelle che cominciano a fiorire a Viterbo e dintorni, fortunatamente molto meno avvezze a colpire e a uccidere delle prime, almeno per ora.
L'allarme rosso è dunque scattato e non si può ritardare di un attimo una giusta reazione, che non può essere solo la repressione. Tra i giovani è emergenza droga. Diamo loro qualcosa che impegni fruttuosamente le loro giornate, dallo sport al sociale agli spettacoli. Sperando che ciò possa spingere all' indietro questa voglia matta di trasgredire e di combinare guai soprattutto a se stessi. Voglia che, altrimenti, non farà che crescere. Così, per vivacizzare in qualche modo la propria vita. Sì, perché la noia è il killer.