

VITERBO - (b.b.) L'emoticon della manina che saluta sarebbe servita a ordinare cinque grammi di cocaina, mentre il pollice alzato per prenotarne solo uno.
Un linguaggio in codice fatto di disegni e piccole immagini che sarebbe servito al 33enne albanese E.T. per mettere in piedi una fitta rete di spaccio nella provincia, divenendo il fornitore di un folto gruppo di pusher sparsi per il territorio.
Finito in manette nel maggio del 2019, ieri per il giovane, originario dell'Albania, s è aperto il processo di fronte al giudice Giacomo Autizi: deve rispondere di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il 32enne attraverso un'applicazione di messaggistica istantanea simile a Whatsapp sarebbe riuscito ad immettere sul mercato quantitativi di droga che avrebbero sfiorato anche i 50 grammi a settimana. Un giro d'affari da migliaia di euro.
Per lui, difeso dall'avvocato Remigio Sicilia, sarà rito abbreviato condizionato all'audizione di tre testimoni: si tornerà in aula il prossimo 2 aprile.
E.T. finì in carcere dopo un blitz dei carabinieri in via della Sapienza su disposizione del giudice per le indagini premilinari Rita Cialoni. Ora è recluso ai domiciliari, ma il suo difensore di dice pronto a chiedere un alleggerimento della misura.