ANNO 16 n° 260
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Sotto la Gravisca romana riaffiora l’antica Tarquinia: scoperto un imponente basamento etrusco
Gli archeologi hanno individuato grandi blocchi di macco sotto gli strati della colonia romana. La struttura potrebbe appartenere a un edificio monumentale ancora da identificare

TARQUINIA – Un nuovo importante tassello si aggiunge alla storia di Gravisca, l’antico porto di Tarquinia affacciato sul Mar Tirreno. Durante le recenti campagne di scavo, gli archeologi hanno individuato, al di sotto delle strutture di epoca romana, grandi blocchi di macco che potrebbero costituire il basamento o le fondazioni di un edificio monumentale di età etrusca.

Il ritrovamento è particolarmente significativo perché le strutture sono rimaste nascoste per secoli sotto le successive trasformazioni dell’area. Gli scavi sono condotti dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Etruria Meridionale e stanno permettendo di ricostruire le diverse fasi di vita dell’antico insediamento.

Gravisca, il porto internazionale degli Etruschi

Prima dell'arrivo di Roma, Gravisca rappresentava uno dei principali punti di contatto tra il mondo etrusco e i mercanti provenienti dal Mediterraneo. Il porto era frequentato anche da commercianti greci, in particolare di origine focese, e costituiva un importante centro per gli scambi di merci, culture e tradizioni.

Una delle testimonianze più significative di questo ruolo è il santuario di Gravisca, la cui origine viene generalmente collocata tra la fine del VII e l'inizio del VI secolo a.C. Nell'area sacra sono state rinvenute testimonianze della presenza di divinità e culti di origine greca, inseriti nel più ampio contesto religioso etrusco.

Il porto non era dunque soltanto un luogo destinato alle attività commerciali. Era anche uno spazio nel quale popolazioni differenti entravano in contatto e nel quale circolavano modelli culturali, pratiche religiose e tradizioni provenienti da diverse aree del Mediterraneo.

Le nuove strutture sotto gli edifici romani

Le indagini archeologiche hanno interessato per anni i livelli relativi alla fase romana dell'insediamento. Nel 181 a.C., infatti, Roma fondò nell'area una colonia marittima, modificando profondamente l'assetto precedente.

Gli scavi hanno restituito numerose testimonianze della lunga frequentazione del sito: ambienti produttivi, strutture abitative, aree funerarie e altre costruzioni che documentano l'evoluzione dell'area nel corso dei secoli.

Scendendo progressivamente negli strati più antichi, gli archeologi hanno raggiunto anche le fasi di età etrusca. Sono emerse murature realizzate con ciottoli, probabilmente appartenenti a edifici caratterizzati da elevati costruiti con materiali meno resistenti, oltre a strutture destinate alla raccolta e alla conservazione dell'acqua.

Non mancano neppure le testimonianze delle attività produttive, tra cui impianti e fornaci, che restituiscono un'immagine di Gravisca come insediamento articolato e dinamico.

È proprio a una quota ancora più profonda che è arrivata la scoperta più recente.

Grandi blocchi di macco: quale edificio si nasconde sotto terra?

Gli archeologi hanno individuato imponenti blocchi di macco, una pietra calcarea locale utilizzata nell'architettura dell'antica Etruria.

Le dimensioni degli elementi, la tecnica con cui sono stati messi in opera e la loro collocazione all'interno della sequenza stratigrafica hanno attirato l'attenzione degli studiosi. Le evidenze potrebbero infatti appartenere alle fondazioni o al basamento di una costruzione di grandi dimensioni.

Al momento, però, è ancora impossibile stabilire quale fosse la destinazione dell'edificio. Potrebbe trattarsi di una struttura con funzione pubblica, religiosa, amministrativa o legata alle attività del porto. Saranno soltanto le prossime fasi dello scavo a fornire gli elementi necessari per formulare un'interpretazione più precisa.

L'aspetto più interessante è che la struttura non risulta immediatamente riconducibile alle costruzioni romane che hanno caratterizzato le fasi successive dell'area. Le indagini stratigrafiche saranno quindi fondamentali per determinare la cronologia del complesso e comprendere quale ruolo avesse avuto nella Gravisca etrusca.

Un sito che continua a raccontare la storia di Tarquinia

La scoperta si inserisce in un quadro archeologico di eccezionale importanza. Tarquinia fu infatti uno dei principali centri della civiltà etrusca e conserva ancora oggi alcune delle testimonianze più importanti di questa cultura, a partire dalla celebre necropoli dei Monterozzi.

Anche Gravisca contribuisce a raccontare una parte fondamentale di quella storia, ma da una prospettiva diversa: quella di un porto aperto agli scambi e alle relazioni con il Mediterraneo.

Ogni nuovo livello raggiunto dagli archeologi consente di arretrare ulteriormente nel tempo. Sopra si trovano le tracce della presenza romana e delle trasformazioni avvenute durante l'età imperiale e la tarda antichità; più in profondità emergono invece le testimonianze della fase etrusca.

 

Le indagini continuano

Il ritrovamento del basamento in macco non permette ancora di ricostruire l'intero edificio. L'estensione delle strutture, la loro datazione e la funzione originaria dovranno essere definite attraverso ulteriori scavi, rilievi e analisi.




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