

VITERBO – Sospeso dall’ordine per motivi disciplinari, ha continuato a lavorare. Si è aperto venerdì mattina, di fronte al giudice Silvia Mattei, il processo a carico di un avvocato viterbese, S.D.A. che, noncurante della sospensione temporanea che lo vedeva protagonista, avrebbe continuato ad esercitare. L’episodio chiave, per cui oggi è finito alla sbarra, risalirebbe al 2009: l’uomo, in quell’anno, impugnò la decisione dell’ordine e sottoscrisse personalmente il proprio ricorso in Corte di Cassazione.
Voleva che la sanzione venisse annullata perché, secondo quanto da lui messo agli atti, sarebbero esistite ‘’una violazione della legge, un’infondatezza degli addebiti’’ e una ‘’genericità delle motivazioni’’ che avrebbero reso inammissibile la decisione.
Un documento, quello depositato a Roma, in cui si leggono una ventina di motivazioni a sostegno del ricorso, peccato che sia stato lui stesso a redigerlo e presentarlo. Nello stesso momento in cui, per scelta dell’ordine, non era più avvocato. Temporaneamente, certo. Ma pur sempre non avvocato.
La sentenza della Cassazione a sezioni unite non tarda ad arrivare: chiunque sia sospeso dall’attività non può autodifendersi né sottoscrivere degli atti, dal momento che ‘’la difesa personale presso la Corte è consentita solo all’avvocato che sia regolarmente iscritto all’albo’’.
E S.D.A. non lo era. La sanzione del consiglio dell’ordine degli avvocati di Roma, che prevedeva la sua sospensione dall’attività professionale per quattro mesi, era arrivata l’8 marzo del 2007. Una sanzione per motivi disciplinari: l’avvocato infatti, dal 2003 per i successivi quattro anni, avrebbe messo in atto comportamenti affatto compatibili con la professionalità richiesta all’interno di un foro. Avrebbe, così come si legge nella sentenza della Suprema Corte, ‘’strumentalmente promosso azioni in procedure civili e penali nei confronti di vari giudici relative ai propri clienti al fine di provocare la loro astensione nei vari giudizi e conseguentemente il rinvio delle procedure’’. Ma non solo. Non avrebbe neanche avuto un comportamento collaborativo con il proprio ordine.
E allora la sospensione. A cui si è appellato nel 2009, ma da solo. Da avvocato non avvocato, perché temporaneamente sospeso: dovrà rispondere, quindi, di esercizio abusivo della professione. Si tornerà in aula il prossimo 18 gennaio per l’audizione dei 4 testimoni dell’accusa e della difesa e per la discussione.