


VITERBO - (sim.lup.) - Sono stati circa settanta i soccorritori del 118 che ieri mattina hanno protestato in Regione per chiedere certezze sul proprio futuro, messo a rischio in primis da un bando emanato dall’Ares con il quale si vogliono assegnare 44 postazioni attualmente occupate - otto delle quali si trovano nella Tuscia - a istituzioni e associazioni di volontariato. Circa 500 i posti in ballo, 90 dei quali nel Vitebrese. Si tratta di autisti, infermieri, barellieri delle aziende che lavorano in appalto per la Regione. Dalla Tuscia ieri a Roma erano presenti in 30.

''Alla Regione ci hanno spiegato che non erano a conoscenza di questa procedura e che per quanto li riguarda non sono previste altre esternalizzazioni. Ma visto che l’Ares è una azienda regionale, dubitiamo a crederlo'', spiega Vinicio Amici, segretario del sindacato autonomo Conafil sanità, ieri in piazza.
Doccia gelata invece per quanto riguarda l’indennità Covid: ''La Regione ci ha chiaramente che non ci verserà niente, in quanto non siamo dipendenti diretti di Ares. Ma come loro abbiamo svolto le stesse mansioni, esponendoci agli stessi rischi. In questo modo veniamo tratti come fossimo lavoratori di serie B, si tratta di una vera e propria discriminazione sociale''.

Ai lavoratori non resta che sperare nelle procedure di internalizzazioni che la Regione si è impegnata a portare avanti nei prossimi mesi, ''ma anche in questo caso – continua Amici – siamo ancora alle parole, non c’è un atto concreto''.
I lavoratori intanto annunciano che potrebbero scendere in piazza di nuovo entro la fine del mese.