ANNO 16 n° 306
Sicurezza stradale o 'bancomat' dei Comuni? L'esposto choc contro l'inerzia di ANAS sulla SS 675
Un automobilista viterbese presenta un esposto formale al Ministero: «Il limite a 70 km/h sulla Orte-Viterbo è una scorciatoia per coprire i ritardi nei lavori, sfruttato dagli enti locali per fare cassa con gli autovelox».

ROMA / VITERBO – Una situazione definita «paradossale e insostenibile», in cui la sicurezza degli automobilisti rischia di diventare un pretesto per attività sanzionatorie di stampo speculativo. È quanto denuncia senza mezzi termini Alessio Carramusa, cittadino e utente abituale della SS 675 'Umbro-Laziale', che ha depositato un esposto formale al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per accendere i riflettori sulla gestione del tratto compreso tra Viterbo e Orte.

Nel documento si ripercorre la storia tecnica dell'arteria, nata strutturalmente come superstrada a quattro corsie e progettata per accogliere velocità fino a $110~km/h$, ridotte storicamente a $90~km/h$ per carenze manutentive. La vera svolta punitiva si è però consumata a luglio 2025, a seguito dei tragici incidenti mortali costati la vita a due motociclisti (il 19 giugno 2025 al km 38,100 e il 9 maggio 2026 nel tratto tra Viterbo e Bagnai). Di fronte al gravissimo degrado del manto stradale causato dall'inerzia di ANAS S.p.A., l'ente gestore ha optato per un ulteriore abbassamento generalizzato e provvisorio del limite a $70~km/h$.

Una decisione che l'esposto bolla come una «palese scorciatoia amministrativa»: anziché intervenire tempestivamente per sanare buche e dissesti, ANAS avrebbe preferito declassare la velocità della strada, trasferendo interamente l'onere del proprio disservizio sulle spalle degli utenti.

Ma il vero nodo gordiano riguarda l'effetto collaterale di questa misura. La drastica riduzione a $70~km/h$ ha infatti innescato un'ondata sanzionatoria da parte dei Comuni attraversati dalla superstrada. Molte amministrazioni locali hanno installato postazioni di controllo elettronico della velocità (autovelox), multando i conducenti anche per infrazioni minime a partire proprio dai $70~km/h$.

Il paradosso, evidenziato nell'esposto, risiede nel fatto che nei tratti in cui sono stati posizionati gli autovelox il manto stradale è spesso regolare e scorrevole, privo di quei dissesti macroscopici presenti altrove. Questo genera nei conducenti un'oggettiva difficoltà psicologica nel mantenere un'andatura innaturalmente ridotta su un'infrastruttura concepita per standard ben superiori.

Alla luce di ciò, il cittadino chiede al Ministero di attivarsi concretamente attraverso due azioni chiave:

  1. Verifiche ispettive su ANAS, per accelerare i piani di ripristino della pavimentazione e valutare il ripristino selettivo del limite di $90~km/h$ nei tratti in cui l'asfalto risulta sicuro e idoneo.

  2. Controllo sulla legittimità degli autovelox, verificando i decreti prefettizi di autorizzazione e valutando una moratoria sulle sanzioni emesse in virtù di un limite ridotto motivato unicamente dall'incuria del gestore.

Un appello netto alle istituzioni centrali affinché si ponga fine a una gestione che, anziché educare e tutelare l'utenza, appare sempre più come un sistema per rimpinguare le casse comunali a discapito degli automobilisti.




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