ANNO 16 n° 273
Foto precedente
Il finto tesserino
Foto successiva
Si spacciano per poliziotti e chiedono il pizzo
Due arresti per sequestro di persona, lesioni aggravate ed estorsione

Cappellino in testa e Beretta in tasca, si presentano in un’azienda di Fabrica di Roma, che installa pannelli fotovoltaici, esibendo un mandato di perquisizione. Riescono ad introdursi nei locali della ditta e, a quel punto, i dipendenti capiscono che non si tratta di un normale sopralluogo.

I due (G.A. pregiudicato residente a Civita Castellana, e l’insospettabile D.M., originario di Roma ma residente a Vignanello, impiegato di una società di trasporti pubblici capitolina) estraggono la pistola intimando ai quattro malcapitati di non muovere dito. Tenendoli in scacco, salgono poi al piano superiore dell’edificio e si intrufolano negli uffici amministrativi. Qui trovano il responsabile legale dell’azienda e gli puntano l’arma contro per farsi consegnare ottomila euro. Al rifiuto dell’uomo (che ha 60 anni) lo pestano a sangue. Poi si dileguano. 

La denuncia. Il titolare dell’azienda viene subito soccorso dai dipendenti, che lo conducono all’ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove i medici gli riscontrano fratture multiple al volto e lesioni in gran parte del corpo. Il referto è di cinquanta giorni. Subito scatta la denuncia ai al Nucleo operativo e Radiomobile della Compagnia civitonica, e i carabinieri del tenente Umberto Filetto avviano le indagini.

Parte l’operazione Gecko. “Ad insospettirci è stata subito la descrizione fornita dalla vittima e dai dipendenti sulla pistola”, ha spiegato il tenente Filetto durante la conferenza di oggi pomeriggio al Comando provinciale in via de Lellis.  Infatti “approfondendo le indicazioni fornite dai testimoni, poi riscontrate con l’esame delle tracce lasciate sul luogo dell’aggressione, abbiamo scoperto che l’arma usata era una riproduzione perfetta di una Beretta in uso alle forze di poliziai”. Inoltre “per riuscire ad intimorire maggiormente le loro vittime e farsi consegnare velocemente il denaro richiesto – ha spiegato sempre Filetto - i due si sono avvalsi di un finto tesserino, riprodotto attraverso la contraffazione di un badge della società di trasporto pubblico della Capitale, che è stato esibito per farsi riconoscere come ‘poliziotti della Speciale’”. 

Il blitz. E’ scattato la mattina della vigilia di Pasqua, il 23 aprile scorso. “Siamo entrati in azione per impedire che altri imprenditori finissero nel mirino dei due malfattori”, ha detto il comandante del Radiomobile. Mentre il pregiudicato G.A. è stato arrestato nella sua abitazione della città delle ceramiche; D.M. è stato raggiunto sul posto di lavoro, in quel della Capitale. E c’è una particolarità. “Aveva con sé la pistola e ha tentato di giustificarsi – ha aggiunto Filetto - dicendo che a Roma chiunque va in giro con un’arma per difendersi da eventuali aggressioni”. (Ma quando mai??!). 

Le perquisizioni. Sono state eseguite a Civita Castellana, Vignanello e nella zona di Roma. “Ci hanno permesso di trovare il materiale utilizzato dai malviventi, fra cui due pistole scacciacani, con relative munizioni, il falso tesserino e il cellulare in uso al pregiudicato.”, ha concluso il tenente. 

Gli arrestati a Mammagialla. Sia G.A. che D.M., adesso, sono ristretti nel penitenziario viterbese a disposizione dell’Autorità giudiziaria che procede a loro carico per estorsione, sequestro di persona, minaccia a mano armata e lesioni gravi. 

Le indagini proseguono. “C’è il sospetto che altre aziende della zona siano state vittime dei due arrestati”, hanno affermato a conferenza conclusa i militari. “L’attività investigativa va avanti”.

Margot




Facebook Twitter Rss