

di Andrea Arena
VITERBO – ''Non c'è nessun altra città italiana che lo meriti più di Viterbo'', aveva detto, con l'enfasi che fa parte del personaggio, Vittorio Sgarbi a Viterbonews24. Oggetto: la candidatura del capoluogo della Tuscia a capitale italiana della cultura del 2018. Dopo la pubblicazione del bando da parte del ministero dei Beni artistici e culturali e del Turismo (scade il 30 maggio, entro luglio si deve presentare il dossier) e soprattutto dopo le dichiarazioni del Grande Ferrarese, l'ipotesi di un tentativo in chiave viterbese è da prendere in considerazione. Nonostante la bocciatura – più o meno solenne, più o meno meritata, più o meno strumentalizzata – alla precedente tornata, quella che metteva in palio il titolo per il 2016 (ha vinto Mantova, l'anno si è aperto ufficialmente in questo fine settimana, mille eventi previsti) e per il 2017 (ha vinto Pistoia), riprovare non costerebbe nulla, o quasi.
''E dopo un sostegno e un attestato di stima firmato da un personaggio così autorevole e influente nel panorama culturale italiano stiamo prendendo concretamente in considerazione l'idea di ricandidarci'', replica il sindaco Leonardo Michelini. Già, perché l'endorsement è di quelli pesanti: intanto perché viene da un personaggio che conosce profondamente i meccanismi e i canali del panorama culturale nazionale. E poi perché il critico e il professore si è anche impegnato a farsi promotore (''madrino'', che è meglio di ''padrino'') dell'eventuale candidatura viterbese: ''Non l'ho fatto per Urbino, lo farò per Viterbo'', ha detto. Certo, il sindaco non casca nel tranello giornalistico/sensazionalistico e non dice: ci candideremo di nuovo. Si limita ad un più cauto ''decideremo insieme''. Cioè in sede di giunta, il luogo dove poi si prendono le decisioni. Ma è ragionevole pensare che sia soltanto una formalità, visto che la causa di ''Viterbo città d'arte e di cultura'' è stata sposata dall'alleanza che governa la città sin da prima delle elezioni del 2013.
''Per me è una ricandidatura scontata – dice l'assessore alla Cultura Tonino Delli Iaconi – Nel senso che quando preparammo la precedente candidatura avevamo messo in preventivo che, in caso di bocciatura, ci avremmo riprovato. E che anzi il lavoro sviluppato allora sarebbe tornato utile per la nostra seconda occasione, come punto di partenza ma anche come stimolo a migliorare le proposte''.
Gli fa eco il collega con delega al Turismo e ai Grandi eventi Giacomo Barelli: ''Partecipare alla corsa per il titolo di capitale italiana della cultura 2018 con un grande valore aggiunto come Vittorio Sgarbi non solo ci onora, ma addirittura di entusiasma – dice l'artefice del successo viterbese ad Expo – Siamo convinti di avere tutte le carte in regola per centrare un ottimo risultato, facendo tesoro anche dell'esperienza e delle criticità del passato. Nei prossimi giorni invieremo un invito formale a Vittorio e spero che a breve venga a Viterbo per la conferenza stampa di presentazione di questa nuova avventura''.
Con un risultato già sicuro: anche se non dovesse arrivare la vittoria finale, l'uragano mediatico Sgarbi assicurerebbe a Viterbo una visibilità clamorosa. Magari non troppo culturale, ma clamorosa.