ANNO 16 n° 273
Serie D - Le colpe della Viterbese umorale
La squadra ha un'ansia spasmodica di vincere; Conticchio non convince

di Domenico Savino

VITERBO - Il rischio è quello di trovarsi di fronte ad un cortocircuito. Di progetto e di scelte. Perché la Viterbese che ripiomba nella crisi di risultati va analizzata sotto due lenti. Quella tecnica che osserva le scelte di chi dirige e ha in pugno lo spogliatoio e quella che guarda alla società che fino in fondo si è sforzata di migliorare una squadra che ciclicamente non risponde ai comandi. Si incaglia come una nave in una secca e fa fatica ad uscirne fuori.

La sconfitta di Piancastagnaio non può solo essere addebitata alle scelte di Conticchio (discutibili anche quelle), ma anche a un gruppo che a volte sembra non crederci, che ha un'ansia spasmodica di vincere e alla prima difficoltà si abbatte diventando nervoso senza motivo. Una macchina impazzita che va per la sua strada con una certa difficoltà nell'essere controllata.

E' evidente che chi fa le scelte tecniche se ne assume le responsabilità in prima persona e sembra quanto meno paradossale che il vice capocannoniere del girone venga messo in panchina adducendo come giustificazione il campo sintetico o gli spazi stretti che la Viterbese avrebbe trovato a Piancastagnaio. Majella è stato acquistato per consentire il salto di qualità in un reparto che già vedeva tra le sue file un globetrotter come Vegnaduzzo e una prima linea di tali dimensioni fa paura all'avversario al solo leggere la formazione. Ed invece è proprio l'attacco il reparto su cui si concentrano le critiche maggiori anche perché alla base c'è una questione tattica di non poco conto. O si cambia atteggiamento per consentire agli interpreti di esprimersi al meglio tenendo conto dell'equilibrio che in campo è fondamentale o, se si sceglie di continuare con il 4-4-2, tutti - punte comprese - devono muoversi di conseguenza. E qui rientrano in ballo Conticchio e i suoi ragazzi. Cambiare costantemente anche in allenamento sta diventando controproducente: confonde le idee, più che tenere tutti sulla corda. Se poi a questo si aggiunge una condizione psicologica fragile il quadro è completo: troppe due espulsioni quando si fa lo sforzo di rimontare. Anche se si disputa un campionato dilettanti l'atteggiamento deve essere professionale, accettando anche decisioni controverse o poco comprensibili. Lo stesso motivo per cui si subiscono i rigori: in area l'attenzione deve essere massima e forse qualcosa in più. Cali fisici e mentali sotto questo aspetto sono fatali.

Poi c'è la società che si dimena per offrire il meglio e viene ripagata (perché  va detto chiaramente che sono i calciatori che vanno in campo) con tal moneta. A parole e con i fatti sta difendendo il tecnico e il suo operato mantenendo Conticchio in una botte di ferro. Ora è il caso che intervenga anche nei confronti della squadra, troppo compassata nelle ultime partite. Farsi sentire non vuol necessariamente dire prendere drastiche decisioni a tutti i costi, usare sempre e comunque il pugno di ferro. Ma la mano ferma sì e non può risolversi nell'impedire ai calciatori di parlare ai cronisti.

Menzione merita la dilagante vittoria della Flamini al 'Madami': sette gol non è usuale vederli in una gara di calcio. Ma nell'occasione la squadra di Puccica ha raccolto in una volta tutto quello che ha seminato nei mesi precedenti. Si è detto e ripetuto che i rossoblù sono gruppo che crea tanto e concretizza poco. Tuttavia in questa occasione il pescato è stato piuttosto ricco e succulento e si inserisce nel solco tracciato contro lo Sporting Terni.

Ecco la Viterbese provi a 'spiare' la Flaminia: quella rabbia e quella determinazione sono particolarmente esaustive.




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