

VITERBO – Ferdinando Selvaggini fuori dal maxi processo Asl. Il tempo continua a mietere vittime all’interno delle aule di giustizia viterbesi: sulle accuse di corruzione rivolte all’ex responsabile del centro elaborazione dati della Asl di Viterbo cala il velo della prescrizione.
Nessuna condanna e nessuna assoluzione. Per Selvaggini, che secondo la Procura avrebbe ricevuto mazzette e tangenti per favorire ditte specifiche in gare d’appalto pubbliche all’interno della Asl, una sentenza di prescrizione. Né innocente, né colpevole, dunque. Semplicemente fuori dal processo. E’ passato troppo tempo da quei presunti episodi di corruzione perché ora qualcuno ne possa rispondere. Tantomeno l’ex responsabile del Ced, arrestato nel 2009 a seguito delle indagini condotte dai Carabinieri.
Secondo le ipotesi dell’accusa, Ferdinando Selvaggini, assieme ad un folto numero di dirigenti e responsabili della Asl e privati, avrebbero sfruttato le proprie posizioni per guadagnare soldi facili. Mazzette e tangenti in cambio di appalti da affidare a ditte specifiche, pronte a sborsare denaro. Ma per lui, oggi, è tutto finito.
E dopo l’uscita di scena di Mauro Paoloni , ex braccio destro del direttore generale Giuseppe Aloisio, dello scorso novembre, ora è il momento di Selvaggini. Tagliato fuori dopo 8 anni dallo scandalo che fece tremare i vertici della sanità locale: l’inchiesta Sanitopoli, approdata in tribunale il 14 gennaio 2014.
Cuore del processo, gli appalti milionari affidati dalla cittadella della salute. Servizi che, per l’accusa, sarebbero stati barattati con tangenti: denaro nel caso degli appalti telefonici e informatici. Oppure, consenso politico o appoggi e finanziamenti al partito di riferimento di Aloisio.
Si tornerà in aula il prossimo 1 dicembre, per l’inizio delle discussioni.