

VITERBO – Dopo anni rinchiusi nel Museo Civico, nascosti agli occhi dei turisti e dei viterbesi, molti dei quali fino a pochi giorni fa ne ignoravano l’esistenza, ‘’La Pietà’’ e ‘’La Flagellazione’’ di Sebastiano del Piombo sono tornati alla luce.
E’ toccato al critico d’arte Vittorio Sgarbi, ideatore della mostra, inaugurare l’esposizione delle due opere nella sala Regia del Comune. In piazza ci sono il sindaco Leonardo Michelini, l’assessore alla Cultura Giacomo Barelli, il presidente del Consiglio comunale Filippo Rossi, il vicesindaco Luisa Ciambella, l’assessore Alvaro Ricci, molti altri membri della giunta, il vicario della diocesi don Luigi Fabbri e il maestro Alessio Paternesi. Dopo un’ora di attesa Sgarbi arriva in piazza e si dirige sulle scale del palazzo che portano alla sala Regia.
Qui inizia la sua lectio magistralis sulle due opere. Belle, bellissime, seconde solo alle opere di Michelangelo delle sale vaticane e alla cappella Sistina, a detta di Sgarbi, che poi tira una stoccata alla Soprintendenza per le impalcature che contengono i due quadri. ‘’Hanno voluto queste incredibili e inutili macchine, questi scafandri, che dovrebbero tutelare le opere, dimenticando che fino a poco tempo prima si trovavano da anni chiuse e impolverate dentro un Museo. Inoltre io avevo proposto l’esposizione delle opere nella sala del Conclave ma, essendo una bella idea, hanno detto no. Comunque – ha proseguito – i due dipinti sono stati sottratti dalla cattività e portati in questa bellissima sala’’.
Sgarbi non la fa passare liscia nemmeno alla Regione, rea di aver sperperato soldi pubblici con i consiglieri, Er Batman in primis: ‘’I soldi che andavano a Fiorito – ha spiegato - potevano andare a promuovere iniziative come questa, facendo promozione anche nella capitale e nelle altre città’’.
‘’Non posso non compiacermi con l’amministrazione per questa bella iniziativa che nasce da mia proposta, che è stato accolto dal sindaco a La Quercia. – ha concluso Sgarbi prima di lasciare palazzo dei Priori – anche se mancano due fattori: una comunicazione che riguardi la città di Viterbo e dei suoi capolavori e l’idea di rimettere in discussione la questione restauro e tutela perché a me queste due macchine (le impalcature che contengono le opere ndr) a me fanno orrore’’. Dopo l’inaugurazione in Comune è stata la volta di quella della chiesa del Gonfalone, che ospiterà la natività di Ignazio Stern fino al 6 gennaio.
‘’Mi sento come a casa – ha esordito il critico – perché quest’opera appartiene alla mia personale collezione’’. In realtà la prima scelta era ricaduta su un quadro del Bastianino ma, anche in questo caso, la Soprintendenza ha dato parere negativo. ‘’Ho accettato la rinuncia alla sala di palazzo dei Papi, gli scafandri delle opere di Sebastiano del Piombo e ho dovuto accettare anche la sostituzione del dipinto del Bastianino. Così ho deciso di portare a Viterbo la mia opera di Stern, una bellissima natività, che richiama sempre il tema natalizio. In questa chiesa, così barocca, il dipinto più adatto è quello si Stern.
Nell’allestimento - ha proseguito - ho ritenuto fosse giusto sistemare il quadro in avanti in modo da poter far ammirare anche il quadro di Romanelli che si trova in fondo’’. Quadro che fino a un mese fa rimaneva nascosto dal crocifisso, spostato dallo stesso Sgarbi durante la sua visita alla chiesa lo scorso mese.