ANNO 16 n° 272
‘'Se Talete cadrà nelle mani di una multinazionale straniera sarà colpa vostra''
Il Comitato Non Ce la Beviamo ai sindaci e al presidente dell'Ato: ''Bisogna trasformare la natura giuridica della società''

di Max Vismara

VITERBO - ''È arrivata l'ora di dare una svolta decisiva al nostro servizio idrico, secondo noi è giunto il momento di superare l'esperienza Talete per 1000 e ovvi motivi, ma non con le soluzioni che sono state prospettate''.

Ieri mattina nella sede Usb di via Garbini il comitato Non ce la beviamo ha fatto il punto della situazione acqua dopo gli ultimi sviluppi della vicenda Talete. E proprio infatti di questi giorni la notizia che l'azienda, che notoriamente naviga ''in cattive acque'', ha chiesto ai sindaci di ricapitalizzare la società, in alternativa si pensa ad una possibile vendita di alcune quote ad un soggetto privato.

Presenti alla conferenza Paola Celletti, Francesco Lombardi del coordinamento comitato, il pentastellato Massimo Erbetti, il consigliere di Civita Castellana Yuri Cavalieri e naturalmente l’ex sindaco di Corchiano Bengasi Battisti.

''Se la società cadrà nelle mani di una multinazionale straniera sarà colpa vostra - ha dichiarato in conferenza stampa la Celletti rivolgendosi ai sindaci e al presidente dell’Ato – Noi oggi siamo qui per presentare una valida alternativa per scongiurare questo pericolo, ovvero trasformare la natura giuridica del gestore in un soggetto di diritto pubblico, quindi in consorzio o azienda speciale. In questa maniera si potrà accedere ai contributi pubblici, sia regionali, statali o europei. Così facendo si otterrebbero anche le garanzie per richiedere prestiti agli istituti bancari, ovviamente noi consigliamo quelli di cassa depositi e prestiti''.

La Celletti ha continuato il suo lungo intervento ponendo l’accento su varie problematiche che riguardano la vicenda Talete, in primis la gestione dei dearsenificatori. “Il costo enorme dei dearsenificatori non deve essere sulle spalle dei cittadini e l’unico modo per evitarlo sarebbe la fiscalizzazione generale come strumento di risoluzione di questo problema''-

Neanche il presidente Zingaretti è stato risparmiato dalla raffica di colpi della vulcanica Celletti: ''Zingaretti è responsabile di aver mantenuto questo modello di gestione privatistica attraverso un Ato unico provinciale. Lui non ha fatto ricorso alla fiscalità generale e quindi tutti i cittadini si sono dovuti caricare dei vari costi e dei disservizi''.

E ancora: ''Dobbiamo fare inversione di rotta – ha continuato ad incalzare – perché la Regione non ha dato seguito a legge regionale del 5 aprile 2014 e addirittura non sono stati ancora individuati quei bacini idrografici, vicini ai comuni, che restituivano alla comunità la scelta della gestione. Per questo porteremo 12mila firme raccolte e manifesteremo il nostro dissenso con una protesta sotto il palazzo della Regione''.

Poi la stoccata finale: ''Vogliamo chiarezza – ha ribadito – sulle bollette che i cittadini stanno ricevendo in questi giorni con voci di spesa molto generiche, con addebiti e accrediti diversi con somme esorbitanti e spese acquedotto intorno ai 70 euro. Inoltre non capiamo il perché stiano arrivando bollette in maniera molto ravvicinata, la penultima a settembre e l'ultima in questi giorni. Ci è arrivata poi voce che sia stata incaricata una nuova ditta, l’Iplanet Srl: non bastava l’esercito di dipendenti della Talete per questo? Infine, i cittadini ci riferiscono del distacco dei contatori per dimenticanza di una sola bolletta e quindi per importi esigui: questa non è una alla lotta contro i grandi evasori ma verso le famiglie e la povera gente!''.

Anche Massimo Erbetti è intervenuto ripercorrendo le vicende degli ultimi giorni: ''Il presidente Bossola ha dato una sorta di ultimatum ai sindaci, ovvero che entro il 30 novembre devono dire cosa fare di Talete. La scelta sarebbe tra aumentare il capitale sociale o cedere una quota societaria ad uno o più privati. Una decisione che i sindaci prenderanno in autonomia perché con la vigente normativa è il primo cittadino ad essere socio e non il  Comune. Noichiediamo che prima di decidere vengano in consiglio comunale a votare una delibera. Altrimenti il rischio è che agiscano secondo il proprio indirizzo politico e questa non va bene perché l'acqua è un bene di tutti''.




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