

VITERBO - ''Mi picchiava tutti i giorni, dalla mattina alla sera. Calci e pugni su tutto il corpo. Vivevo nella paura. Per anni l'ho lasciato fare, ma arriva un punto in cui non ce la fai più''.
La voce di M.A., 30 anni di origine rumena, trema nel silenzio dell'aula di tribunale. È spezzata, mentre racconta il copione del suo passato.
Un copione che si ripeteva ogni giorno: botte da orbi da un compagno violento e poi la chiamata ai carabinieri.
Ormai erano abituati. Ogni volta che arrivavano sul posto commentavano con un ''Ci risiamo'', ha spiegato l'attuale marito della donna, che spesso sarebbe stato testimone delle aggressioni.
Come quella del 26 marzo 2011, quando la donna sarebbe stata colpita all'improvviso, alle spalle, mentre era in un alimentari: ''Era pieno di gente. Il mio compagno è arrivato come una furia: mi ha dato due cazzotti fortissimi all'addome. Poi in testa. Ero stordita, non capivo più niente. I presenti hanno chiamato aiuto: sono arrivati i carabinieri e quello che oggi è diventato mio marito. Mi ha salvata, mettendolo in fuga''.
Accompagnata all'ospedale, la donna ottenne più di dieci giorni di prognosi. ''Non era in codice rosso, ma dolorante e particolarmente spaventata. Per lei era diventato un vero e proprio incubo. Ancora oggi, a volte, si sveglia nel cuore della notte con la paura addosso'', ha sottolineato il marito di fronte al giudice Silvia Mattei.
E, in quell'occasione, in ospedale oltre il danno, anche la beffa. ''Il mio ex deve avermi seguito di nascosto. Perché appena sono rimasta da sola, è arrivato. Era arrabbiato, non rispondeva di sé. Aveva un coltello e mi ha minacciato di morte. Non era la prima volta: ricordo ancora quando mi disse che mi avrebbe ucciso se non avessimo fatto l'amore''.
Immediata, ancora una volta la richiesta di aiuto della donna. ''Ho preso il telefonino per chiamare il 112: me lo ha strappato dalle mani e si è allontanato''.
Anche il furto, quindi, oltre ai maltrattamenti e alle minacce. Per il giudice non c'è dubbio: la condanna arriva dopo nemmeno dieci minuti di camera di consiglio. Un anno e sei mesi di reclusione e una multa di 500 euro. Di due mesi superiore rispetto alle richieste formulate dal pubblico ministero.