

CIVITA CASTELLANA - ''Dico solo che se noi staremo nel silenzio, grideranno soltanto le vittime. E se non grideranno ora, lo faranno dopo. Ma aggiungo anche: se non ascolteremo il grido degli innocenti, come Chiesa, sarà Dio ad ascoltarli e sarà lui a intervenire''.
Parlava così nel 2010, in un’intervista a Famiglia Cristiana, Don Giuseppe Pernigotti, il sacerdote di Civita Castellana accusato da alcuni ex allievi dell’istituto religioso Provola di Verona di abusi sessuali su bambini sordomuti.
L’argomento dell’articolo sul settimanale cattolico era lo scandalo pedofilia nella Chiesa.
Alla domanda se ci fosse ancora dell’omertà nel mondo ecclesiastico, il prete rispondeva: ''A volte non si sa gestire il problema. Ho ricevuto più volte telefonate di vescovi che mi chiedevano consigli. Quando arriva una segnalazione, o si presenta la famiglia di un abusato, il vescovo deve mettersi in ascolto, deve fare il padre, senza scandalizzarsi; e deve attivare anzitutto ogni forma di protezione della vittima. E saggezza vuole che si sospendano dalle funzioni ministeriali e pastorali i sacerdoti coinvolti''.
Su cosa avesse consigliato ai sacerdoti abusanti che si erano rivolti a lui, Don Giuseppe non aveva esitazioni: ''Di autodenunciarsi subito''. Se i silenzi usati dalla Chiesa in passato abbiano compromesso le indagini sui fatti, il sacerdote però ammetteva: ''Sì, in alcuni casi''.
Le gravi accuse a carico del don sono arrivate come un fulmine a ciel sereno da Piazza Pulita, il programma di La 7 condotto da Corrado Formigli. Durante la puntata andata in onda il 2 fabbraio scorso, alcune delle 67 vittime di abusi nell’istituto religioso veronese hanno raccontato gli orrori che sono avvenuti per almeno trent’anni, fino al 1984, dietro quelle mura. Bambini disabili, provenienti dalle famiglie povere del Nord-Est, alla mercé di preti-orchi che commettevano su di loro gli abusi più indicibili. Davanti alle telecamere hanno fatto nomi e cognomi, tra cui quello di Don Giuseppe, da oltre vent’anni parroco a Parco Falisco, frazione di Fabrica di Roma.
A certificare le accuse, anche la lettera consegnata di persona da Giuseppe C., una delle vittime del Provolo, a Papa Francesco il 28 ottobre del 2015. Nel documento sono messi nero su bianco i nomi di 15 dei presunti preti abusanti, molti dei quali già scomparsi o emigrati in Argentina. E Don Giuseppe è nella lista. La lettera per chiedere che sia fatta giustizia, indirizzata anche alla Congregazione della Fede e al vescovo di Verona, non ha mai ricevuto risposta e i reati per la magistratura italiana sono ormai prescritti.


Nel servizio andato in onda su La7, un finto prete ha incontrato l’accusato, dal 1985 direttore della Fias ( Federazione Italiana Aiuto Sacerdoti), nella sua parrocchia dei S.S Gratiliano e Felicissima. Fingendosi autore di un abuso su un bambino, l’inviato ha chiesto consiglio a Don Giuseppe, e le risposte di quest’ultimo sembrano contraddittorie con quanto dichiarato nell’intervista a Famiglia Cristiana del 2010.
''Tu gli presenti la tua situazione – dice il sacerdote mostrando una lista di nomi – e gli dici: 'Guarda, ho avuto questa...' chiamala difficoltà o incidente. Chiamala come vuoi. Ti conviene buttare fuori tutto perché questi hanno il segreto professionale. Io ti do quelli di cui mi fido e conosco di più. Non succede niente guarda, te l’assicuro. Con queste persone che ti ho dato non ti succede proprio niente. Questi ti consiglieranno anche, eventualmente, altre soluzioni se nella tua diocesi di origine è un problema. Basta una piccola amplificazione sui giornali e... ciao, sei fritto. Questi sanno anche come difenderti dai giornali. Una delle cose a cui facciamo molta, molta attenzione, sono proprio i mezzi di comunicazione: non devono entrare in queste situazioni qua''.
Nel frattempo a Civita Castellana, diocesi a cui appartiene la parrocchia di Don Giuseppe, il vescovo butta acqua sul fuoco sulla vicenda e fa quadrato attorno al sacerdote accusato, che sembra avere l’appoggio dei fedeli.
''La Diocesi ha condotto un'indagine accurata – ha dichiarato mons. Rossi a Il Messaggero - da cui è emersa la totale infondatezza delle accuse. Abbiamo anche capito da dove provengono e chi tira le fila di queste imputazioni. Sarà compito della magistratura – conclude - capirne il perché''.
E sulle pagine de Il Messaggero parla direttamente Don Giuseppe, che nega ogni accusa e punta il dito contro la troupe di La7 che avrebbe, a suo dire, montato faziosamente i filmati nel servizio: ''E' singolare - dice intervistato - che queste accuse siano emerse dopo 40 anni rispetto a quanto falsamente denunciato ed è singolare che dopo aver accusato tutti i preti di abusi sessuali, abbiano voluto accusare anche me che all'epoca non ero nemmeno prete''. I riflettori sulla vicenda non si spengono qui.