ANNO 16 n° 274
''Se ci scappa lo schiaffo
di correzione ben venga...''
Violenze sui detenuti a Mammagialla, le dichiarazioni choc dell'agente penitenziario Danilo Primi, sindacalista Uspp, davanti alle telecamere della trasmissione ''Popolo Sovrano''

VITERBO - (a.v.) Qual è il limite tra il consentito e l'abuso? ''Il limite non lo stabilisce nessuno. Ci sta certe volte di arrivare forse all'eccesso... Se ci scappa lo schiaffo di correzione, ben venga. Per fargli capire che cos'è la vita, perché magari sono quegli schiaffi che non hanno preso dai genitori e se Viterbo viene denominato un istituto punitivo, perché vengono fatte rispettare le regole, per noi è un istituto punitivo allora, perché non facciamo altro che far rispettare le regole''. Lo ha dichiarato davanti alla telecamere della trasmissione ''Popolo Sovrano'' l'agente di polizia penitenziaria Danilo Primi, sindacalista Uspp, in servizio da 26 anni al carcere Mammagialla. Proprio sull'istituto penitenziario viterbese la trasmissione televisiva ha realizzato un'inchiesta andata in onda durante l'ultima puntata di giovedì ribattezzata ''Il carcere dei suicidi sospetti''.

''Sui presunti abusi nel carcere di Viterbo c’è la magistratura che sta indagando e siamo fiduciosi nelle indagini'', ha detto Primi alla giornalista di Rai2. ''Sul fatto dei suicidi, posso dire che come si suicidano dei miei colleghi per fatti personali o connessi al servizio, in qualsiasi istituto può succedere che un detenuto si tolga la vita. Ci dispiace quando un detenuto di 20 anni si suicida, il primo che ha portato Hassan in ospedale sono stato io…''. Il sindacalista Uspp si riferisce ad Hassan Sharaf, il ragazzo egiziano deceduto il 30 luglio scorso all'ospedale Belcolle dopo essere stato trovato impiccato nella cella d'isolamento a poco più di un mese dalla scarcerazione.

''Il lavoro nostro è un lavoro pesante – ha spiegato l'agente –, abbiamo avuto un caso qualche anno fa di un collega che si è suicidato in caserma con l'arma d’ordinanza. Il problema principale è la carenza di personale: un agente controlla cinquanta detenuti, la proporzione invece dovrebbe essere un agente ogni due. Abbiamo sempre il timore delle rivolte: traumatizza il collega che ha preso la sgabellata in testa, traumatizza il collega che gli viene messa la lametta sotto la gola durante la perquisizione... purtroppo sono cose all'ordine del giorno''. ''Questo anno le punizioni sono state di meno – ha sottolineato Primi –, sono state più blande e su questa cosa non siamo molto d'accordo: se tu mi rispondi male io ti faccio rapporto ma se il direttore non ti punisce la prossima volta, invece di dirmi 'vaffanculo', mi dai uno schiaffo''.

Sulle dichiarazioni rilasciate da Danilo Primi è intervenuto il Sappe, Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria: ''Rappresentiamo il corpo di polizia penitenziaria, un corpo sano, ligio al proprio fine istituzionale e rispettoso della legalità. Chiunque dichiari o parli di pratiche non consentite o addirittura illecite non è in linea con il nostro mandato e tantomeno può essere da noi rappresentato. Ci dissociamo in maniera netta, chiara e decisa da quanto dichiarato a mezzo stampa dal rappresentante sindacale di Viterbo''.

A parlare è Donato Cepace, segretario generale del sindacato: ''Un rappresentante della polizia penitenziaria non può ammettere l'uso di mezzi o modalità non previste dall'ordinamento penitenziario o dalla legge in generale. Anzi deve denunciare, se a conoscenza, tali procedure alle autorità di riferimento in primis all'autorità dirigente dell'istituto. Non si può pensare che chi dovrebbe tutelare il personale con il solo modo a disposizione, la legge, sia consapevolmente coinvolto in pratiche illegali. Una dichiarazione simile ci lascia a bocca aperta. Vogliamo credere che sia una dichiarazione personale e confidiamo nel lavoro della locale procura affinché sia rispettato l'onore della polizia penitenziaria e soprattutto la dignità di quei colleghi che ogni giorno affrontano il mandato a testa alta e nel rispetto della legge e dell'istituzione''.

''L'articolo 41 dell'ordinamento penitenziario – ha concluso – prevede regole ben precise e definite circa l'uso della forza. Dichiarare che 'non c’è un limite' dimostra che, oltre l'ignoranza della legge, chi lo sostiene non ha a fuoco il proprio duplice mandato quello di uomo delle istituzioni e quello di sindacalista. Conosciamo la realtà di Viterbo e siamo ben consapevoli come sia una realtà sana e composta di poliziotti onesti e dediti al proprio mandato, quello solo ed unico di assicurare con la sola legge l'esecuzione della pena''.




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