ANNO 16 n° 273
Scuola in affanno. Ma non č (purtroppo) una novitā

di Massimiliano Morelli

VITERBO- Inutile nascondere la polvere sotto al tappeto, prima o poi la padrona di casa se ne accorgerà. Ecco, quella del nascondere la polvere è istantanea utilizzabile per raccontare attraverso i numeri la scuola italiana. Una scuola mortificata dalla didattica a distanza e da tentativi (falliti) di emulare quel che fanno in altri Paesi. Secondo Invalsi 2021 sono quarantacinquemila gli studenti che sono usciti dal liceo o da un altro istituto superiore con competenze di base fortemente inadeguate, ed è del 23% la quota di giovani fra i 18 e i 24 anni che si trova in forte difficoltà per aver abbandonato la scuola o aver acquisito negli studi scarse competenze. Non punteremo il dito verso “prof” amanti di “san Paganino” né contro giovani svogliati, ma di sicuro la percentuale deve far riflettere. Una percentuale cui si aggiunge il 44% di studenti italiani di scuole di ogni ordine e grado che non ha raggiunto risultati adeguati nello studio dell’italiano; e quella del 51% di chi non ha raggiunto risultati adeguati negli studi di matematica. Siamo schietti, la parola “scuola” riempie la bocca di molti politici, ma viene nominata per accaparrarsi voti, certo non per aiutare l’istituzione scolastica. Lo dimostrano, per esempio, gli undicimila posti di insegnante vacanti nelle scuole del Piemonte. Fortuna che qualcosa, per gli studenti, qualcuno “fa”. Sono ventisette gli istituti comprensivi e superiori che resteranno aperti in Emilia-Romagna tutta l’estate per consentire agli studenti rimasti indietro di recuperare. Diciamo che una speranza ancora c’è. Ma da sola non può bastare per far risorgere la scuola.




Facebook Twitter Rss