

di Massimiliano Morelli
VITERBO - Sono tanti i numeri della scuola, ampliati in negativo dal capitolo-pandemia. E fra questi dati, uno è impietoso come non mai, e allarga ulteriormente la forbice esistente tra nord e meridione, aprendo davanti agli occhi dell’opinione pubblica uno scenario assurdo. E, forse, prevedibile. E’ legato al fenomeno dell’abbandono scolastico. Secondo i dati di “Save the Children”, già trentaquattromila studenti avrebbero abbandonato gli studi nell’ultimo anno, anche e soprattutto a seguito delle chiusure decretate con i ripetuti lockdown. Nelle periferie delle grandi città, la mancanza di dispositivi elettronici e le difficoltà di connessione hanno inevitabilmente tenuto “a distanza” dalle lezioni migliaia di ragazzi, per i quali la scuola rappresenta, nel bene e nel male, l’unica possibilità di riscatto. E la povertà educativa è cresciuta a dismisura. Ma, del resto, non è che chi resta sui banchi (si fa per dire) stia molto meglio. I giorni di lezione effettivamente svolti nelle scuole superiori di Roma dal mese di settembre 2020 al febbraio del 2021 sui 108 previsti nel periodo sono stati 80, e nelle altre province laziali (Viterbo inclusa) la media non si discosta. Sotto accusa anche i trasporti, i ragazzi viaggiano senza distanza di sicurezza e spesso senza le mascherine. Le misure più volte promesse di aumentare l’offerta di autobus sono rimaste sulla carta e la mobilità da casa verso scuola (e viceversa) rimane un elemento critico per la diffusione del virus. E la domanda diventa “chi me lo fa fare?”.