ANNO 16 n° 267
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Scorie nucleari, spunta l’ipotesi Vercellese: il sito di Saluggia può salvare la Tuscia
Sogin avvia l’acquisizione del deposito Avogadro: mentre il Tar rinvia il ricorso della Provincia di Viterbo, il Viterbese intravede uno spiraglio nella battaglia contro il sito nazionale delle scorie

VITERBO - Passa di nuovo dal Vercellese la possibile salvezza della Tuscia dalla minaccia del deposito nazionale delle scorie radioattive. Mentre il Tar del Lazio ha rinviato al 21 gennaio la decisione sul ricorso della Provincia di Viterbo per ottenere l’accesso ai documenti finora secretati, una nuova ipotesi rimette in discussione la mappa dei territori candidati.

La novità arriva dal Piemonte, dove torna in pista il deposito Avogadro di Saluggia (Vercelli), una struttura storica del nucleare italiano che potrebbe diventare l’alternativa capace di togliere la Tuscia da un elenco che la vede oggi tra le aree più esposte: 21 siti idonei su 51 complessivi, secondo le mappe pubblicate da Sogin.

Sogin, la società pubblica incaricata di gestire i rifiuti radioattivi, ha siglato un accordo preliminare per l’acquisizione della Deposito Avogadro Spa da Stellantis. L’operazione, riportata nel bilancio 2024, è subordinata al nulla osta del ministero dell’Ambiente – arrivato nel maggio 2025 – e al completamento delle due diligence contabile e ambientale.

Un primo passo che non equivale a una decisione definitiva, ma che restituisce al Viterbese una dose di ottimismo nel pieno di una vertenza che vede il territorio in prima linea contro un impianto considerato incompatibile con la propria vocazione agricola, paesaggistica e turistica.

Il deposito Avogadro, inaugurato nel 1959, ospitava il reattore sperimentale Avogadro RS-1 realizzato da Fiat e Montecatini, poi dismesso negli anni ’80 e trasformato in sito di stoccaggio. Sorge però in una posizione delicatissima: a pochi metri dal fiume Dora Baltea e a ridosso dei pozzi dell’acquedotto del Monferrato.

Secondo l’ultimo rapporto 2024-2025 dell’Isin, l’impianto non è idoneo a garantire lo stoccaggio a lungo termine. Nonostante ciò, Sogin valuterebbe di utilizzarlo per mantenere le scorie ad alta attività attualmente presenti e per ospitare quelle oggi conservate all’estero, in Gran Bretagna e Francia, in attesa del deposito nazionale definitivo.

Per la provincia di Viterbo, già gravata da impianti industriali, discariche, centrali e servitù ambientali, l’uscita dalla corsa al deposito nazionale sarebbe un sospiro di sollievo. La Tuscia, con i suoi Biodistretti, le produzioni agricole di qualità e un equilibrio naturalistico delicato, vede nel deposito nucleare la minaccia più pesante e incompatibile.

Il Vercellese torna dunque al centro del dibattito nazionale e potrebbe cambiare il destino della mappa nucleare italiana. Ma solo le prossime valutazioni tecniche, ministeriali e giudiziarie diranno se il raggio di speranza che arriva dal Piemonte sarà davvero sufficiente a mettere definitivamente in sicurezza il Viterbese dalla “roulette russa” del deposito nazionale.




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