ANNO 16 n° 269
Scorie nucleari, 21 volte 'no': la Tuscia presenta il suo dossier
Mille pagine per contestare l'idoneitą delle aree individuate: sotto la lente falde acquifere, sismicitą e infrastrutture

VITERBO – La Tuscia si prepara a far ribadire il NO per la questione “deposito scorie nucleari”.

Questa volta, però, a sostegno della posizione del territorio ci sono circa mille pagine di relazione tecniche, elaborate da un gruppo di nove professionisti incaricati dalla Provincia di Viterbo di analizzare le 21 aree della Tuscia inserite nella Carta nazionale delle aree idonee (CNAI).

Il risultato dello studio è forte e chiaro: secondo i tecnici, nessuna delle 21 aree individuate nel Viterbese presenterebbe, singolarmente e nel proprio contesto territoriale, le condizioni necessarie per ospitare il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

Un documento che è stato presentato a Palazzo Gentili e approvato all'unanimità dal Consiglio provinciale e dall'Assemblea dei sindaci, andando così a rafforzare con motivazioni tecnico-scientifiche la posizione già espressa negli anni dal territorio.

 

Ma perché la Tuscia non sarebbe idonea?

Uno dei principali problemi evidenziati riguarda le risorse idriche. Il territorio presenta infatti quattro sistemi acquiferi interconnessi – vulcanico, costiero, calcarenitico-sabbioso e termale – con terreni caratterizzati da una permeabilità medio-alta e falde che possono trovarsi anche a profondità ridotte.

A questo si aggiunge la questione della sismicità, con la relazione che prende in considerazione anche gli aggiornamenti dei modelli di pericolosità sismica, oltre alle caratteristiche del sottosuolo viterbese.

Altro punto critico è quello delle infrastrutture. Il trasporto dei rifiuti radioattivi, in particolare quelli ad alta attività, richiederebbe una rete viaria adeguata al passaggio di mezzi pesanti e specializzati. Una condizione che, secondo lo studio, si scontra con restringimenti, criticità della viabilità e percorsi che potrebbero anche incappare nell'attraversamento dei centri abitati.

Non solo geologia e strade. Nelle valutazioni entrano anche la forte vocazione agricola del territorio, la presenza di quattro Biodistretti, le produzioni di qualità e il turismo rurale, elementi sui quali la realizzazione di un'infrastruttura di questo tipo potrebbe avere delle ripercussioni.

 

La Provincia: “Ora abbiamo uno strumento tecnico”

È proprio questo il punto sul quale si concentra il presidente della Provincia Alessandro Romoli: “Oggi, con questo documento di mille pagine che analizza sito per sito le 21 aree individuate nella provincia, la Tuscia ne esce rafforzata”.

Un fronte che vede uniti anche i sindaci del territorio. Il vicepresidente della Provincia Maurizio Palozzi ha sottolineato come il documento permetta ora di arrivare ai tavoli decisionali con motivazioni tecniche, mentre tra i prossimi passi è stata avanzata anche l'ipotesi di coinvolgere direttamente il Governo sulla questione.

Il dossier diventa quindi una nuova arma nelle mani della Tuscia: non più soltanto un “no” politico e territoriale, ma una serie di osservazioni con cui contestare, punto per punto, l'idoneità delle 21 aree individuate.




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