ANNO 16 n° 274
Scoperto il cenotafio
di Tarconte
Durante gli scavi archeologici nell'''Ara della Regina'' di Tarquinia

VITERBO - E’ stata resa nota ieri durante la presentazione del volume dedicato agli scavi archeologici del santuario di Tarquinia detto Ara della Regina, la scoperta del cenotafio per il culto di Taroconte, il mitico eroe eponimo della cittadina viterbese e leggendaria guida dell’espansione etrusca sia nella Valle Padana che in Campania.

La scoperta, comunicata da un illustratissimo libro delle autrici dello scavo (Maria Bonghi Jovino e dalla sua allieva Giovanna Bagnasco dell’università Statale di Milano), che è stato presentato ieri al Museo Etrusco di Villa Giulia a Roma, è avvenuta esplorando in profondità un altare, è stata compiuta da  nel corso degli scavi condotti per quasi un quarto di secolo all'interno dei resti del tempio.

Le indagini avevano l'obiettivo di chiarire la storia più antica del colossale tempio dell'antica Tarquinia, chiamato per la sua mole con il nome popolare di 'Ara della Regina', che solo tardivamente è stato riconosciuto come il santuario più importante di una delle più grandi città dell'Etruria.

Sotto l’Altare Alpha le escavatrici hanno trovato la cassa sepolta con la scritta commemorante Tarconte.

L'ara della Regina posta sul 'Pian di Cìvita' è uno dei ritrovamenti archeologici più importanti di Tarquinia: si tratta di un tempio etrusco che veniva utilizzato in antichità per la celebrazione di riti e preghiere. La divinità alla quale era destinato il culto all'interno del santuario rimane ancora ignota, ma da studi recenti si ipotizza l'identificazione della divinità in quella che oggi viene chiamata Diana. Oggi è ben visibile il basamento e quello che si ipotizza fosse l'accesso alla cella interna del tempio il quale è costruito con blocchi di nenfro, una roccia piroclastica tipica della regione.

Grazie alle opere di restauro e di scavi svoltesi nel 1938 è ora possibile ammirare in tutto il suo splendore questa magnifica opera edilizia datata intorno al IV secolo a.C. Il basamamento, che purtroppo e l'unico resto rimasto, è in macco, una pietra calcarea diffusa in Etruria.

Il più importante ritrovamento avvenuto in questo sito sono senza dubbio i Cavalli Alati. Un'opera di laboriosa manifattura di arte etrusca, ritrovato durante l'opera di restauro del 1938 dall'archeologo Pietro Romanelli.




Facebook Twitter Rss