ANNO 16 n° 272
Scontro sulla regolamentazione delle locazioni turistiche brevi
Sta stravolgendo il volto delle nostre cittą, a partire da Viterbo

di Giovanni Masotti 

VITERBO - Lo scontro è aperto, la tensione palpabile. Il dibattito che si è sviluppato a livello nazionale in merito alla regolamentazione delle locazioni brevi in ambito turistico si ripercuote inevitabilmente sui territori ed in particolare sui centri storici delle città d’arte, investendo in pieno la Tuscia.

Dopo la presentazione della bozza di disegno di legge della ministra Daniela Santanchè, sono state registrate reazioni forti che hanno rischiato persino di compromettere la stabilità di governo. Il ministro Salvini, schierandosi a fianco di Confedilizia ed Airbnb (la potente piattaforma digitale multinazionale che gestisce il mercato), vedrebbe qualsiasi intervento su questa delicata materia come un attentato alla proprietà privata. Dall’altra parte, invece, c'è chi ritiene le norme ipotizzate (sindacati degli studenti e degli inquilini, Federalberghi) assolutamente insufficienti e incapaci di contrastare un fenomeno dilagante che sta stravolgendo economicamente, urbanisticamente e socialmente le nostre città.

La proposta della Santanchè istituirebbe il Codice Identificativo Nazionale (CIN) da assegnare a ciascuna abitazione destinata alle locazioni turistiche, allo scopo di creare una banca dati che consentirebbe di vigilare su un mercato finora troppo spesso contrassegnato da abusivismo e facile evasione fiscale. Ma il provvedimento più contrastato sarebbe l’istituzione di un periodo minimo di soggiorno ('minimum stay') di due notti per gli affitti brevi.

Le locazioni 'mordi e fuggi' stanno infatti trasformando il volto delle nostre città. Il numero delle abitazioni destinate a tale utilizzo cresce ogni mese in maniera esponenziale, grazie agli importanti margini di profitto che se ne ricavano. Le conseguenze sono la fuga dei residenti dai centri storici e l’aumento smisurato dei prezzi degli affitti tradizionali. E' per questo che Federalberghi sostiene il principio dello 'stesso mercato, stesse regole', che imporrebbe l’applicazione della medesima normativa per tutti coloro che svolgono lo stesso mestiere.

Una recente analisi ha dimostrato che non rispondono al vero le quattro asserzioni sottolineate da Airbnb per l' economia di questo settore: 1) non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare; 2) non si tratta di attività occasionali; 3) non si generano semplici forme integrative di reddito, essendo attività economiche a tutti gli effetti; 4) non viene compensata la mancanza di offerta turistica sul territorio, in quanto le locazioni brevi sono concentrate proprio nelle località turistiche dove è maggiore la presenza di esercizi ufficiali.

 

Il panorama descritto con tutte le sue ombre a livello nazionale non muta affatto se ci caliamo sul territorio. Nello scorso mese di dicembre (dati quindi ormai superati) già si contavano nella Tuscia 2471 annunci di abitazioni disponibili per la locazione turistica e, di questi, quasi l’85% si riferivano ad appartamenti “interi”. Oltre il 60%, inoltre, erano condotti da un host (un ospite) che gestisce più di un alloggio. Il Comune con il numero più alto di annunci è, ovviamente, il capoluogo con circa 350 abitazioni.

Dopo Viterbo seguono Bolsena (175), Montalto (133), Tarquinia (128), Montefiascone (124) e Bagnoregio (121). E’ alquanto verosimile che tali dati siano ulteriormente cresciuti ad oggi in maniera piuttosto consistente. Ed è anche nel nostro territorio che si avvertono le conseguenze nefaste dello sviluppo di questa forma di turismo, con lo spopolamento dei centri storici e la crescita insopportabile dei canoni di affitto per residenti e studenti.

'E’ ovvio, pertanto - riassume il presidente di Federalberghi Viterbo Pierluca Balletti - che la scelta di regolamentare la materia s’impone. Non si può attendere oltre. Si tratta ora di valutare attentamente tutti i benefici ed i costi, anche sociali, che si celano dietro il dilagare di questo fenomeno, e di decidere quale futuro vogliamo per le nostre città e per i nostri figli'. Una dichiarazione che è anche un grido d' allarme.




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