


di Simone Lupino
VITERBO - Sembra ormai scongiurata la chiusura del laboratorio di restauro di Viterbo. Nei giorni scorsi la Giunta Zingaretti ha approvato lo schema di convenzione tra la Regione, la Provincia e l’Università della Tuscia che prevede una attività di collaborazione tecnico-scientifica nel campo del restauro ''al fine di garantire ed ampliare la continuità dell’azione amministrativa e dei servizi offerti dal laboratorio''.
Il laboratorio, istituito con delibera provinciale nel 1978 e ospitato in una palazzina di viale Trieste, il Villino Rosi, si è ritrovato in tempi recenti senza più personale restauratore ''per effetto dei collocamenti a riposo'' e con il rischio concreto ''di una completa interruzione delle funzioni gestite''. Si parla di una struttura di eccellenza, che nel corso degli anni ha contribuito ''a migliorare il funzionamento dei musei degli enti locali e di soggetti privati'' e a favorire ''la salvaguardia, la conservazione, la conoscenza e la valorizzazione del patrimonio culturale e scientifico in ambito provinciale''. Dal 2015 è sotto la gestione della Regione.

A lanciare l’allarme era stato a luglio il commissario straordinario della biblioteca consorziale Paolo Pelliccia, che definì la possibile chiusura del laboratorio ''un enorme peccato oltre che un vulnus al nostro patrimonio, che ha il diritto di essere restaurato qui, nella sua terra di origine''. Pelliccia auspicò quindi una sinergia tra Regione e Università della Tuscia, dove è attivo il corso di laurea in conservazione e restauro dei beni culturali del Dibaf, funzionale al rilancio dell’attività del centro. E così sarà.
''La Regione - si legge nelle premesse dell’accordo - tramite la collaborazione tra il laboratorio di restauro regionale ed il corso di laurea magistrale a ciclo unico in conservazione e restauro dei beni culturali del Dibaf, intende dare continuità, potenziare ed integrare le funzioni finora svolte dal proprio Laboratorio nell’ambito del restauro di opere d’arte, nell’intento sia di estendere le attività di restauro a classi di manufatti ad oggi non compresi (come manufatti in materiali lapidei e derivati, superfici decorate dell’architettura - dipinti parietali, stucchi, mosaici -, manufatti dipinti su supporto ligneo, manufatti scolpiti in legno; arredi e strutture lignee, manufatti in materiali sintetici lavorati, assemblati e/o dipinti), sia di ampliare la capacità operativa di risposta del Laboratorio alle esigenze del territorio, anche extra-provinciale, sia di potenziare l’offerta didattico-formativa del territorio in materia di restauro di beni culturali e l’orientamento e l’ingresso nel mondo del lavoro dei giovani restauratori''. Dal canto suo, invece, il Dibaf, ''tramite la collaborazione con la Regione, la Provincia e il Laboratorio di restauro regionale intende potenziare la propria offerta didattica e formativa nonché quella di orientamento e ingresso del mondo del lavoro dei laureati nel campo del restauro''.
La convenzione ha validità di tre anni, nelle more da parte della Regione ''della programmazione e attuazione di nuove assunzioni di personale restauratore e di ammodernamento delle risorse strumentali del laboratorio''. Ma alla scadenza dei termini l'accordo potrebbe anche essere rinnovato.