ANNO 16 n° 300
Cobas Viterbo, sciopero generale del 30 ottobre, mobilitazione anche nel Viterbese: «Fermiamo tutte le lavorazioni»
La protesta contro carovita, precarietą e salari bassi. Tra le rivendicazioni anche maggiori investimenti in sanitą, scuola e servizi pubblici e lo stop alle spese militari

VITERBO - Salari, costo della vita, precarietà e servizi pubblici. Sono questi i temi al centro dell’appello alla mobilitazione lanciato tramite un comunicato della delegata Elisa Bianchini Cobas Viterbo, in vista dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre, con un richiamo rivolto anche alle lavoratrici e ai lavoratori di Viterbo e della provincia.

L’iniziativa punta a coinvolgere tutti i settori, pubblici e privati, dalle scuole agli uffici, passando per fabbriche e servizi. «Fermiamo tutte le lavorazioni, scendiamo in piazza» è lo slogan scelto dai promotori, che chiedono una risposta collettiva alle difficoltà economiche e occupazionali che, sostengono, gravano su una parte crescente della popolazione.

Nel mirino il carovita e la precarietà

Nel documento diffuso in vista della giornata di protesta viene denunciato l’aumento del costo della vita, dalle bollette alla spesa quotidiana, a fronte di retribuzioni giudicate insufficienti. Particolare attenzione viene riservata alle condizioni dei lavoratori sul territorio, con riferimenti ai contratti a termine, ai cosiddetti contratti pirata, agli appalti gestiti tramite cooperative e al lavoro a chiamata.

Secondo i promotori, la precarietà e i salari bassi rendono sempre più difficile affrontare le spese quotidiane e programmare il futuro. Da qui la richiesta di retribuzioni e pensioni adeguate all’aumento reale dei prezzi e di contratti stabili, capaci di garantire maggiori tutele e condizioni di lavoro dignitose.

Spese militari e servizi pubblici

Un altro punto centrale della mobilitazione riguarda la destinazione delle risorse pubbliche. I promotori contestano l’aumento della spesa militare e il sostegno ai conflitti in corso, chiedendo di destinare maggiori fondi alla sanità, alla scuola e ai servizi pubblici locali.

Nel comunicato vengono inoltre richiamati i temi della sicurezza sul lavoro e della tutela ambientale, con una critica a un modello economico ritenuto orientato prevalentemente al profitto e non sufficientemente attento alle condizioni dei lavoratori e delle comunità.

La nota assume anche toni polemici nei confronti della rappresentazione mediatica delle proteste, sostenendo che le mobilitazioni dei lavoratori vengano spesso raccontate in modo da delegittimare le rivendicazioni sociali.

Le richieste dello sciopero

L’appello per venerdì 30 ottobre si articola attorno a quattro obiettivi principali: salari e pensioni adeguati al costo della vita, superamento della precarietà attraverso contratti stabili, blocco delle spese militari e dell’invio di armi nei conflitti e investimenti immediati in sanità, istruzione e servizi pubblici.

I promotori invitano quindi lavoratrici e lavoratori a incrociare le braccia e a partecipare alla mobilitazione, con l’obiettivo dichiarato di trasformare il malcontento sociale in una protesta organizzata. Lo sciopero viene presentato come un’occasione per riportare al centro del dibattito le condizioni economiche, i diritti e le prospettive di chi lavora, anche nel territorio della Tuscia.




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