ANNO 16 n° 272
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Scavi archeologici, il Colle di Vignale non smette di stupire per i suoi straordinari ritrovamenti
Conclusa la quarta campagna di scavo, Biella: 'Stiamo lavorando per aprire un parco pubblico accessibile a tutti'

Prof.ssa Biella 

CIVITA CASTELLANA - Il colle del Vignale non smette di stupire per i suoi straordinari rinvenimenti archeologici che testimoniano l'origine millenaria del vecchio insediamento del popolo falisco. Le scoperte della quarta campagna di scavi, terminata a giugno, sono state estremante interessanti e ricche di spunti per capire in che modo e in quanto tempo si è evoluto il tessuto abitativo dell'antica città di Falerii

Le indagini, condotte dal Dipartimento di scienze dell’antichità della Sapienza in regime di concessione ministeriale e in piena collaborazione con la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per la provincia di Viterbo, la direzione regionale Musei Nazionali Lazio e il Comune di Civita Castellana, sono state dirette dalla professoressa Maria Cristina Biella, che da anni si occupa di guidare il team di professionisti e alunni, circa una quarantina, anche stranieri.

Professoressa, ci può parlare del progetto e nello specifico dei risultati del quarto scavo?

Sono emersi dati estremamente significativi relativi alla vita che si conduceva nell’antica ‘capitale’ dei Falisci tra l’VIII e il VI sec. avanti Cristo

Ad una prima fase di VIII-VII secolo a.C., in cui era attiva un’area artigianale in cui si lavoravano metalli – ferro in particolare -, osso e con ogni probabilità anche ceramica, succede una fase, dai decenni attorno alla metà del VI sec. a.C., in cui la medesima zona appare cambiare destinazione d’uso. Essa viene occupata da case dell’élite della città antica, testimoniate anche dalla presenza di sepolture infantili, due delle quali trovate sostanzialmente integre e scavate nel mese di giugno. I materiali rinvenuti, molti dei quali prelevati ancora pieni, sono ora presso il Museo archeologico nazionale dell’Agro Falisco a Civita Castellana, in attesa di essere microscavati e analizzati a partire dal prossimo mese di settembre.

La ricerca allora continua, c'è ancora tanto da scoprire…

Esatto. Lo scavo ha raggiunto la ragguardevole estensione di oltre 700 mq. L’area artigianale, che continueremo a indagare nella campagna del prossimo anno, è di eccezionale interesse ed è per estensione e potenzialità una vera e propria rarità in una grande città dell’Italia centrale. I nuovi studi ci permetteranno di gettare nuova luce sulla vita quotidiana, la società e l’economia della città antica, in un periodo cruciale per la sua organizzazione.’

Quando secondo lei sarà possibile aprire un parco pubblico con destinazione anche archeologica?

“La domanda è intrigante. Tutti gli attori in campo, a partire dal Comune di Civita Castellana, proprietario del terreno, stanno lavorando intensamente per rendere sempre più aperto e fruibile il Colle di Vignale. D’altro canto vanno nella medesima direzione anche la serie di attività proposte nell’ambito del programma “Falerii, voci sul far della sera”, in concomitanza con lo scavo archeologico di giugno che hanno visto fortemente impegnati gli archeologi del Progetto Falerii, incardinato presso il Dipartimento di Scienze dell’Antichità della Sapienza Università di Roma, in collaborazione con la Soprintendenza, il Comune di Civita Castellana e la Direzione Regionale Musei Nazionali Lazio.

Cosa ha riguardato nello specifico?

Abbiamo aperto le porte alla cittadinanza per una serie di attività, quali, ad esempio, il primo trattamento dei materiali rinvenuti, le prospezioni geofisiche, che generalmente rimangono “chiuse” nell’ambito dell’équipe di ricerca. Da parte nostra ci ha fatto molto piacere poter lavorare con coloro che con curiosità e interesse hanno voluto avvicinarsi al mondo dell’archeologia, nella piena convinzione che il patrimonio culturale è di tutti e quindi, tutti, ognuno con le proprie competenze, può “toccare con mano” anche gli aspetti più tecnici che portano alla ricostruzione di pagine della storia di un dato territorio.

Quindi, per tornare alla domanda sull'apertura del parco?

Ci stiamo lavorando e intensamente. Tuttavia i tempi non saranno brevissimi. Ci stiamo occupando del reperimento delle risorse necessarie per portare avanti la ricerca fortemente interdisciplinare in corso, ma anche per creare una proposta, a nostro modo di vedere, innovativa, in cui l’archeologia possa essere una parte, fondamentale, ma non unica e che tenga soprattutto presente la possibilità di una narrazione complessa, ma al contempo intrigante e semplice da seguire, che parli al pubblico dalle fasi più antiche, ancora di età protostorica, passando per la città falisca e arrivando poi, attraverso la lunga storia agraria che ha interessato il colle nel corso dei secoli, alla contemporaneità”.




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