ANNO 16 n° 273
''Scarichi fognari
nei laghi della Tuscia''
Il 34% dei campioni prelevati nei bacini di Bolsena e Vico č risultato inquinato

VITERBO - Il 34% dei campioni d’acqua prelevati dai laghi di Bolsena e di Vico sono risultati inquinati da scarichi fognari. E’ quanto emerge dal rapporto 2013 della Goletta dei Laghi di Legambiente, che ha monitorato 7 bacini lacustri del Lazio: Bracciano e Albano in provincia di Roma, Salto e Turano in provincia di Rieti, Posta Fibreno in provincia di Latina e, appunto, Bolsena e Vico nella Tuscia.

Sul banco degli imputati, per i valori batteriologici fuori legge, anche quest’anno sono finite le foci dei corsi d'acqua, dei torrenti e dei fossi che, secondo l’associazione ambientalista, porterebbero direttamente nei bacini gli scarichi fognari non depurati.

Nel Lazio, la Goletta dei Laghi ha eseguito complessivamente 23 campionamenti. Il 34% dei quali sono risultati con un tasso d’inquinamento oltre i limiti di legge. Ancora più grave la situazione al nord, dove sono risultati inquinati o fortemente inquinati il 51% dei 73 punti monitorati in 7 bacini: Garda, Iseo, Como, Lugano, Maggiore, Varese e Viverone.

In Umbria, invece, il fenomeno dell’inquinamento da scarichi fognari è stato pressoché debellato: su 8 prelievi eseguiti nei laghi Trasimeno (Perugia) e Piediluco (Terni), solo uno ha superato i limiti fissati dalle normative.

''I risultati delle analisi - spiega Giorgio Zampetti, responsabile scientifico di Legambiente - mettono in luce anche quest'anno un sistema depurativo carente, che nel nostro Paese coinvolge ancora un quarto della popolazione e che rischia, oltre che gravi ripercussioni ambientali, di farci pagare pesanti sanzioni per le procedure d'infrazione dovute al mancato rispetto delle direttive europee''.

Ad avviso del presidente nazionale di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza, all’origine dell’inquinamento dei bacini lacustri, ci sarebbe la mancanza di pianificazione e gestione congiunta di tutti i soggetti territoriali coinvolti: dalle amministrazioni lacuali a quelle dell'entroterra; dagli enti tecnici ai privati.

Infine, Cogliati Dezza lancia un appello alle istituzioni competenti ‘’affinché considerino i bacini lacustri prioritari nella stesura delle nuove politiche di gestione delle risorse idriche e dei territori rivieraschi. Un’azione fondamentale – conclude - in previsione dello stanziamento dei nuovi fondi strutturali per il periodo 2014-2020 , con particolare attenzione alle zone interne, che potrebbero trasformarsi da aree periferiche a laboratori strategici di sviluppo sostenibile’’.




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