ANNO 16 n° 273
La gioielleria di Grotte Santo Stefano
Foto successiva
Scacco dell'Arma
a una banda di rapinatori
Acciuffati quattro pendolari del crimine autori del tentato colpo in gioielleria

di Alessia Serangeli

VITERBO – Tre “pendolari del crimine” e la basista sono stati catturati questa notte dagli uomini facenti capo al colonnello Gianluca Dell’Agnello.

Prosegue a tutto campo l’offensiva dell’Arma contro i malviventi che, negli ultimi di tempi, hanno preso di mira la provincia viterbese. Ad uno ad uno, gli investigatori ne sono convinti, saranno assicurati alla giustizia. “Il territorio è presidiato costantemente, notte e giorno, da uomini in borghese e pattuglie di servizio”, sottolineano dal Comando provinciale, aggiungendo che, in effetti, “il dispositivo antirapina sta funzionando” e che “le denunce di reati contro il patrimonio registrano un calo significativo'.

La tentata rapina. La caccia ai banditi è iniziata il 27 febbraio scorso, giorno in cui T.A., 22 anni, M.G., 30, B.F. 22, (tutti residenti nel comune partenopeo di Sant’Antimo); e la complice S.A.C., 21, (romena di origine ma residente a Viterbo) avevano pianificato il colpo in una gioielleria di Grotte Santo Stefano.

“La donna era entrata fingendosi una cliente, mentre in realtà era la basista del gruppo”, ha spiegato durante la conferenza stampa il capitano Giovanni Martufi, comandante del Nucleo investigativo. “Subito dopo – ha aggiunto – erano entrati i tre complici che, dopo aver estratto un’arma nascosta nel cappotto, avevano minacciato la commessa di aprire la cassaforte”. La malcapitata, però, aveva reagito prontamente. “Simulando di azionare l’allarme era riuscita a far desistere i rapinatori”. Che se l’erano data a gambe.

“E’ stata una fortuna che la fermezza della commessa non abbia fatto scattare una risposta violenta da parte dei malviventi”, ha sottolineato il capitano Raffaele Gesmundo, comandante della Compagnia capoluogo.

Le indagini. Poco dopo il fatto, i militari si erano precipitati sul posto e, raccogliendo le testimonianze di vittima e residenti, avevano ottenuto uno spunto investigativo importante: il modello di auto con cui i rapinatori erano arrivati a Grotte Santo Stefano. Si trattava di una Fiat 500 rinvenuta a distanza di qualche centinaio di metri dalla gioielleria e risultata rubata la notte stessa a Santa Barbara. In quel di Napoli, invece, erano tornati a bordo di un grosso Suv.

E’ sulla base di questi input investigativi che gli uomini agli ordini di Martufi e Gesmundo sono riusciti a ricostruire l’episodio delittuoso risalendo agli autori. “Il loro modus operandi è tipico dei pendolari del crimine: agiscono con un obiettivo già pianificato e, subito dopo, fanno rientro nei luoghi di residenza, facendo perdere le loro tracce”. (Ma non stavolta).

Il blitz. L’operazione Partenope è scattata all’alba, quando dalla caserma di via de Lellis i carabinieri sono partiti alla volta di Sant’Antimo. Quindi, ordinanze di custodia cautelare alla mano, hanno tratto in arresto T.A., M.G., e B.F.. Tra i destinatari anche la basista, cui è stata notificata a Viterbo.

Per tutti, essendo incensurati, il giudice per le indagini preliminari Franca Marinelli ha disposto la misura restrittiva dei domiciliari. Ma “le indagini sulla banda non sono ancora concluse – hanno fatto sapere gli investigatori - potrebbero esserci ulteriori sviluppi”.

 

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