

VITERBO - Centomila euro in gettoni d'oro a chi riuscisse a trovare una ragione, seppur idiota, per tirare un sasso contro la finestra dell'ufficio della segretaria della presidente del consiglio comunale di Viterbo, Maria Rita De Alexndris.
Altri centomila euro in buoni acquisto a chi dimostrasse che a Viterbo, prima dell'altro ieri, qualcuno, a parte le dirette interessate, sapesse quale fosse la finestra dell'ufficio della segretaria della presidente del consiglio comunale di Viterbo, Maria Rita De Alexndris.
E ancora: cinquantamila euro in buoni viaggio nelle più rinomate località turistiche del Mediterraneo a chi riuscisse a spiegare perché tra la finestra del sindaco e quella della De Alexandris, che si affacciano nello stesso cortile, benché su lati opposti, ''l'attentatore'' in vena di azioni dimostrative o simboliche avrebbe dovuto scagliare il sasso contro quella del presidente del consiglio e non addosso a quella del primo cittadino.
La storia, anzi la storiaccia, che l’altro ieri ha tenuto banco negli ambienti politici locali e regionali e che ha fatto inondare le redazioni dei giornali di messaggi di solidarietà verso la De Alexandris, ''fatta oggetto di una vile aggressione e di un gesto intimidatorio gravissimo'', si sta però sgonfiando di ora in ora per far posto a una realtà molto più banale.
Ecco come potrebbero essere andate le cose: come tutti i giorni, nella parte bassa del cortile di Palazzo dei priori sono assiepati dei ragazzi. La loro età in genere oscilla tra i quattordici e i diciassette anni. Alcuni parlano di scuola, altri di calcio; qualcuno pomicia e qualcun altro gioca a pallone.
E proprio il pallone potrebbe essere la chiave per risolvere il ''giallo''. Un tiro più forte del solito, a ''campanile'', e il pallone potrebbe essere finito sull’antica loggia senza parapetto che fa bella mostra di sé sotto la finestra della segretaria della De Alexandris. Pallone che, chissà per quale ragione, non sarebbe ricaduto nel cortile come invece aveva fatto decine di altre volte. Bisognava quindi riuscire a toccarlo con qualcosa per imprimergli un po’ di movimento e farlo cadere giù. Ma come? A qualcuno dei ragazzi potrebbe essersi accesa la lampadina: con una, due, tre… sassate. E allora via: una sassata dopo l’altra. Finché un sasso, scagliato con maggior veemenza, potrebbe essere finito un paio di metri più in alto dell’obiettivo, centrando in pieno la finestra della segretaria della presidente del consiglio.
Un'altra versione vorrebbe che i sassi lanciati dai ragazzini non avessero per obiettivo il pallone ma i piccioni che continuano a devastare i monumenti costringendo gli amministratori a chiudere il loggiato di Palazzo dei Priori con una rete da pollaio. Il risultato non cambia: la sassata sarebbe sempre arrivata nell'ufficio della segretaria della presidente del consiglio. Apriti cielo! Mezz'ora dopo era già tutto un brulicar di dichiarazioni di solidarietà verso la De Alexandris e di condanna verso il ''vile e spregevole'' gesto.
Sul posto è intervenuta la polizia locale e ha avviato le indagini per identificare l’autore o gli autori della canagliata. Sono state acquisiti i filmati delle telecamere di piazza del Plebiscito e dintorni, sentiti alcuni testimoni, ma nulla. Il vile attentatore sembra essere arrivato dal nulla e nel nulla svanito.
Poi, pian piano, la verità ha cominciato a farsi strada: tutto sarebbe stato causato da un pallone malandrino rimasto sui resti di quella loggetta medievale. O comunque da un gioco un po' cretino, come quello di tirare sassi, da parte di ragazzini che non sanno nemmeno dell'esistenza in vita della De Alessandris.
E meno male che l'arcano è stato o sta per essere svelato, altrimenti ci sarebbe stato a un crescendo di sassi e altri oggetti contundenti scagliati contro le finestre degli uffici di politici locali di tutte le latitudini. Una forma di aggressione che, come ha dimostrato il caso De Alexandris fa molta audience.