

VITERBO - 'L'identità viterbese si fonda sul Trasporto della Macchina di Santa Rosa, cuore pulsante della città che ci rende unici nel panorama culturale. Partiremo da questa narrazione per sviluppare il concetto di marketing territoriale', così la sindaca Chiara Frontini, al convegno 'Patrimonio culturale e rigenerazione urbana - Luoghi materiali e immateriali tra storia progetto e racconto'.
Ieri, l'incontro all'università della Sapienza con la sindaca Frontini, il Presidente Sodalizio Facchini Santa Rosa Massimo Mecarini e l'architetto Raffaele Ascenzi.
'Far parte del brand Unesco - prosegue la sindaca -, rappresenta un'opportunità importante per guardare oltre le mura della nostra città e interloquire con il resto del mondo. Viterbo è tante cose, una città etrusca, medievale, termale ma sono tutte caratteristiche non uniche quanto la sera del 3 settembre. Una manifestazione intorno alla quale si catalizza l'attenzione ed il calore di tutta la città. E' importante anche che le nuove generazioni portino avanti queste tradizioni, prendendosi cura del nostro patrimonio. A testimonianza di questo, per il Trasporto, abbiamo i mini facchini: vivai della festa'.
'Collaborare con la realtà delle grandi macchine a spalla italiane è una grande soddisfazione - interviene Mecarini -, è stato un lavoro lungo e difficile ma alla fine siamo riusciti a tirar fuori un prodotto che è stato riconosciuto a livello internazionale. Dobbiamo aver cura delle tradizioni'.
Il presidente del Sodalizio ricorda com'è nato il Trasporto della Macchina e quando ha iniziato ad assumere un ruolo fondamentale per la città. 'Solo nel 1624 si iniziò a parlare di Macchina e da lì in poi si è assistito ad una crescita costante. La prima Macchina 'Rose Fiorite', superò i 20 metri e venne trasportata, per la prima volta, in un tragitto più lungo che comprese anche via Marconi'.
'Al museo civico di Viterbo, sono presenti le prime tracce dei progetti, dal 1690 in poi', spiega Ascenzi che illustra la nascita di Ali di Luce e Gloria, vincenti al concorso per la progettazione della nuova Macchina di Santa Rosa. 'Al tempo, l'obiettivo degli architetti era riuscire a progettare una macchina che superasse i tetti delle case (circa 15 metri) per portare la Santa al di sopra della città come segno di benedizione'.
'Solo nel 1968 venne istituita la 'prova di portata' per i facchini - prosegue Mecarini -, una cassa di 160 kg da portare sulle spalle per 90 metri. Il facchino è il motore del Trasporto e, quel momento in cui il capofacchino, al 'Sollevate e Fermi', urla 'Semo tutti de 'n sentimento', diventiamo tutti un solo uomo e un solo cuore', conclude Massimo Mecarini.