ANNO 16 n° 274
Sanitą al collasso: sindacati alzano la voce: 'Pipino prenda decisioni''
Confael chiede l'intervento del direttore generale e annuncia denunce

VITERBO - “Egregio direttore generale, riteniamo doveroso intraprendere nuove iniziative in merito alla ormai cronica carenza di infermieri nei presidi ospedalieri della Ausl da lei diretta e, in particolar modo, presso il nosocomio di Belcolle”.

Inizia così la lettera aperta che i rappresentanti Confael Sanità, Maria Petracci ed Egidio Gubbiotto, hanno indirizzato ad Adolfo Pipino, sollecitando interventi per far fronte alla gravissima situazione di crisi che sta attraversando la sanità viterbese.

“La diminuzione di infermieri – scrivono in una nota congiunta Gubbiotto e Petracci - è diventata quasi quotidiana a causa della scadenza di incarichi, malattie e infortuni sul lavoro. L’aggravarsi di tale situazione – aggiungono - è diventata costante e la Confael non può che intervenire con forza per esortare il direttore generale a prendere decisioni”.

I rappresentanti sindacali, in particolare, chiedono l’intervento di Pipino “considerato che la Regione Lazio, in attuazione del piano di rientro, resta sorda e indifferente al fatto che l’assistenza sanitaria attuale sta sfiorando situazioni da terzo mondo destinate a peggiorare”. Anche per via della decisione di accorpare reparti di degenza. “Tale provvedimento – sostengono Petracci e Gubbiotto – aggrava ulterilmente il carico di lavoro degli infermieri stessi, costretti a seguire più unità operative e pazienti con esigenze diverse”. E il limite si supera quando “un infermiere si ritrova ad assistere dodici pazienti dislocati su settanta metri di corridoio”.

La nota dei rappresentanti sindacali prosegue annunciando una possibile denuncia all’indirizzo della Procura della Repubblica e della Corte dei Conti. “C’è personale che, da anni, passa almeno il 70 per cento del proprio orario di lavoro giocando al solitario con il computer o navigando su Internet per i propri comodi: di questo vedremo di interessare prossimamente la magistratura”.

Per quanto riguarda la scadenza degli incarichi al 31 dicembre “risulta l’adozione di una proroga” che, pur essendo utile per non aggravare ulteriormente la situazione, “crea discriminazione tra coloro che, magari tra i primi in graduatoria, hanno lavorato solo per pochi mesi, mentre gli ultimi si troveranno ad essere agevolati. Ci permettiamo – aggiungono Gubbiotto e Petrucci - di suggerire un’ampia riflessione sulle scelte, tenendo conto che esiste una graduatoria, ancora incompiuta, risalente al 2010, ed una nuova scaturita da un avviso pubblico nel 2011”.

I rappresentanti Confael, tuttavia, si dicono consapevoli delle difficoltà che il direttore generale della Ausl “deve affrontare per superare gli ostacoli che la Regione Lazio impone, ma siamo altrettanto consapevoli che, perdurando questa situazione, si raggiunge il risultato di allontanare ulteriormente gli utenti che non hanno altra scelta se non quella di una mobilità passiva verso altre provincie o regioni limitrofe, con tutti i disagi che ne conseguono. Le liste di attesa per alcune prestazioni – concludono - hanno raggiunto o stanno raggiungendo tempi biblici ed in alcuni casi, in cui non ci sono nemmeno mezzi economici, è opportuno precisare che l’unica scelta obbligata è quella di essere condannati a morire. Per questo, siamo ormai giunti al punto di pretendere decisioni incisive e coraggiose”.




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