ANNO 16 n° 272
''San Faustino? Altro che integrazione! Qui andrą sempre peggio''
Lo storico viterbese Giovanni Faperdue mette il dito nella piaga del degrado

Giovanni Masotti

VITERBO - San Faustino al centro delle preoccupazioni di una intera comunità. Paura, polemiche, interrogativi. Ne parliamo con lo storico viterbese per antonomasia Giovanni Faperdue, attento conoscitore delle problematiche cittadine, lui che in questo controverso quartiere c'è nato. Per capire, uno sguardo all' indietro, innanzitutto. Seguendo le leggende di Frate Annio, che fanno risalire la nascita di Viterbo dall’unione di quattro Castelli (Fanum, Arbanum, Vetulonia e Longola), il quartiere di S. Faustino - ricorda Faperdue - è il castello di Fanum. E’ stato a lungo un territorio avulso da Viterbo, perché diviso dal fiumicello Urcionio. Per questo nel 1172, dopo la distruzione della loro città, agli esuli ferentani facoltosi fu concesso di costruire la nuova casa in quella zona. Ora, a distanza di secoli, il Dna di Fanum si fa sentire ancora prepotentemente nel senso di una diversità di San Faustino rispetto al resto della città, quasi di un distacco'.

Ma perchè è diventato così, una sorta di terra di nessuno, dove tutto può accadere? A chi e a che cosa addebitare questo processo di degrado?

''Il degrado di oggi è la somma di tante irregolarità lasciate passare da molti anni a questa parte. Qualcuno pensava alla famosa e ormai abusata parola 'integrazione'. Ma purtroppo non si è integrato ancora un bel niente, e le speranze di una integrazione futura, inutile girarci intorno, sono molto vicine allo zero... Pensiamo alle radici che ha messo in queste piazze e in questi vicoli la crudele mafia nigeriana. C’è anche da dire che molti proprietari di immobili, pur di guadagnare qualcosa, affittano le loro case e i loro locali senza guardare in faccia a nessuno e in nero. Un caso emblematico si è verificato di recente quando e' stato affittato un locale a piano terra, dove un tempo c’era una pasticceria, ad una discoteca gestita dai nuovi arrivati. Sopra alla discoteca c’è un' abitazione che da quel giorno non ha più pace. E chi ha avuto la sventura di comperare casa in quel quartiere, se oggi la va a vendere, non trova acquirenti''.

A San Faustino c'è una situazione emergenziale, o un malessere fisiologico dovuto alle difficoltà di integrazione tra le comunità straniere e i cittadini viterbesi?

''Entrambe le cose. I residenti del quartiere sentono il disagio dovuto alle culture e alle abitudini di vita diverse degli immigrati in arrivo, che spesso sono inaccettabili. Il quasi scontro al quale si è arrivati l’altra sera è scaturito dalla richiesta di alcuni residenti di abbassare il volume della musica. Sappiamo tutti che sono dovute intervenire le forze dell' ordine (Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza), che con molto impegno sono riuscite a tamponare la situazione''.

Pugno di ferro, o semplice intensificazione dei controlli di polizia? Bastano le prime misure già prese come il divieto di alcol?

''Non credo che bastino. E’ intanto un primo passo. Ma certamente c’è bisogno di un cambio di velocità nel procedere. Bisogna fare intendere che tutti devono rispettare le leggi e che non basta pagare un affitto per poi fregarsene di una intera comunità. Un discorsetto a parte, e non molto tenero, va rivolto anche a chi affitta locali senza minimamente domandarsi quale impatto potrebbe avere quell’affitto, come nel caso emblematico della discoteca di cui parlavamo prima. Il risultato di questi disinvolti atteggiamenti è il caos in cui è piombato, non da adesso, San Faustino, che a tratti si comporta come una sorta di repubblica autonoma. E questo non va bene''.




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